Il garage di Cristiano Ronaldo potrebbe essere identificato come un “problema di contabilità”. CR7 ha ammesso in un’intervista con Piers Morgan di non sapere quante auto possiede. Un atleta che ha segnato più di 900 gol in carriera non riesce a fare l’inventario del proprio parcheggio.
La spiegazione che ha dato è, a suo modo, impeccabile. “Quando si raggiunge un certo livello, i soldi non contano più. Ma è sempre un bene averne di più, perché siamo esseri umani”. Filosofia da biscotto della fortuna, certo, ma difficile dargli torto quando stai guardando una Bugatti Centodieci del valore oscillante tra i 10 e i 12 milioni di euro.
Proprio quella Centodieci è il pezzo forte della collezione. Ronaldo ha spiegato che le sue auto non le guida: le compra come investimento, “come comprare un telaio”. La BMW è l’unica che usa davvero, quella “da lavoro”. Tutto il resto è patrimonio immobile. Eppure la Centodieci, prodotta in dieci esemplari al mondo, è stata fotografata più volte con lui al volante.
Il jet, invece, quello lo giustifica con una logica ferrea. “Non posso stare negli aeroporti”. Ed è vero, dato che Ronaldo in un terminal significherebbe paralisi totale, selfie a cascata, probabilmente un incidente diplomatico. Il Gulfstream è quasi un obbligo professionale.
Pochi giorni fa ha pubblicato su Instagram tre scatti con la didascalia “i miei giocattoli”, e il post ha funzionato come un catalogo non intenzionale. Si riconoscono la Centodieci, quello che appare inequivocabilmente come una McLaren Senna (di cui nessuno sapeva nulla), un trittico Ferrari composto da Roma, Purosangue e quello che è quasi certamente una LaFerrari o un’Aperta, più una Veyron di complemento. Non male per un uomo che sostiene di non guidare.
Mate Rimac, che di Bugatti è oggi il capo, ha sempre sostenuto che le sue auto vanno guidate, non esposte. Ronaldo sembra averlo ascoltato almeno a metà. Il prossimo passo di Ronaldo? Un’app per la gestione del garage, forse.


