La benzina che viene dagli scarti di cucina: BMW e Toyota ci credono davvero

BMW e Toyota testano la benzina rinnovabile Repsol Nexa 95 in Spagna: meno emissioni, zero modifiche. Il futuro parte dal serbatoio che hai già.
benzina, Repsol Nexa 95

BMW e Toyota fanno benzina con gli scarti, e funziona. Mentre Bruxelles continua ad agitare lo spettro del 2035 come se fosse una data scritta nella pietra, il mondo va avanti con una velocità diversa.

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L’infrastruttura di ricarica rimane a macchia di leopardo, le elettriche costano ancora sensibilmente di più dei corrispettivi termici, e i prezzi delle auto nuove salgono ogni anno abbastanza da spingere sempre più acquirenti a tenersi il vecchio per un altro po’. BMW dice chiaramente che obbligare tutti a comprare un’elettrica è un obiettivo irrealistico.

Cosa facciamo con il miliardo e mezzo di veicoli già in circolazione? Monaco ha già risposto in parte con il supporto all’HVO100, il diesel rinnovabile ottenuto da scarti biologici, olio da frittura, grassi animali, residui organici vari. Adesso alza la posta e sposta l’attenzione sulla benzina.

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benzina, Repsol Nexa 95

In collaborazione con Toyota, BMW ha avviato una sperimentazione su circa venti veicoli che nei prossimi sei mesi circoleranno in Spagna alimentati con Nexa 95 di Repsol. È una benzina completamente rinnovabile, prodotta da materie prime non fossili e certificata secondo la Direttiva europea sulle energie rinnovabili. Nessuna modifica meccanica richiesta, si fa benzina come sempre, ma la benzina non è più quella di sempre.

Repsol distribuisce già il carburante rinnovabile nelle stazioni di servizio pubbliche, il che rende il test immediatamente rappresentativo di condizioni reali. Bosch partecipa con il proprio sistema digitale di tracciabilità del carburante, monitorando ogni rifornimento nel corso dei sei mesi. Alla flotta prendono parte anche diversi modelli Lexus, tutti provenienti dalle flotte ufficiali del Gruppo BMW e di Toyota Spagna.

benzina, Repsol Nexa 95

Produrre benzina rinnovabile in quantità sufficiente a fare la differenza è ancora una scommessa aperta e nessuno, per ora, si sbilancia sulle tempistiche. Ridurre le emissioni di CO2 di veicoli già esistenti, senza aspettare che l’infrastruttura elettrica raggiunga la maturità necessaria, potrebbe avere un impatto concreto e immediato. Ogni grammo in meno di emissioni conta, anche se viene dal motore di un’auto con dieci anni sulle spalle.

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In un mondo ideale guideremmo tutti elettrico alimentato da rinnovabili. Nel mondo reale, però, qualcuno deve pur fare i conti con ciò che c’è già in strada.