Toyota e Honda comprano le piattaforme dai cinesi per sopravvivere all’elettrico

Toyota e Honda adottano piattaforme cinesi per competere nell’elettrico. Una svolta strategica che ridisegna l’industria auto globale.
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Abbiamo assistito a ben trent’anni di orgoglio ingegneristico, tutti (più o meno) sbriciolati in una sola decisione: comprare la piattaforma dai cinesi. Toyota e Honda, i due nomi che hanno costruito la propria identità sull’indipendenza tecnologica, stanno riscrivendo le regole del gioco nel mercato più grande del mondo.

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Secondo quanto riportato dal Nikkei, entrambi i costruttori hanno avviato una collaborazione strutturale con partner cinesi, adottando piattaforme, componenti e software sviluppati direttamente in Cina. Non è un esperimento ma una svolta necessaria per restare competitivi.

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Per Honda il risveglio è stato brutale. Tra il 2023 e il 2025 le vendite in Cina sono crollate, erodendo una posizione che sembrava solida. Il presidente Toshihiro Mibe ha incontrato i vertici di GAC, storico partner nella joint venture, e il confronto ha prodotto una conclusione scomoda: la strategia precedente non funzionava.

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Honda aveva già valutato l’architettura elettrica di GAC, preferendo svilupparne una proprietaria. Scelta che ha allungato i tempi e gonfiato i costi. Un’elettrica Honda, così, costava oltre 100.000 yuan in più rispetto a un modello cinese equivalente, spesso anche superiore.

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Toyota ha scelto un percorso simile, con il suo pragmatismo tipico. La bZ7, berlina elettrica destinata al mercato cinese, incorpora soluzioni sviluppate con i partner locali, inclusi infotainment e tecnologie di bordo. L’obiettivo dichiarato è dimezzare i tempi di sviluppo: mentre i costruttori tradizionali impiegano anni, i cinesi portano un modello dalla carta all’asfalto in tempi che sfidano qualsiasi confronto. A Shanghai, dal 2027, una struttura dedicata produrrà Lexus elettriche per il mercato locale.

Ciò che sta accadendo in Cina non è una questione cinese. Le competenze sviluppate in joint venture a Shanghai possono essere trasferite in India, negli Stati Uniti, in qualsiasi mercato dove la pressione competitiva dei brand asiatici continua a crescere. Toyota e Honda starebbero quindi usando la Cina come laboratorio, per metterla in una prospettiva accettabile.

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Quando il valore di un marchio si è costruito sull’ingegneria interna, sull’affidabilità come promessa identitaria, quindi, fino a che punto si può esternalizzare prima che quella promessa cominci a brillare diversamente? Per il momento Toyota e Honda sembrano convinte che la risposta stia nella velocità e nell’aiuto vitale cinese.