Oltre 78mila punti di ricarica si trovano sul territorio italiano. 78.253 colonnine, per essere precisi, installate su suolo pubblico al 31 marzo 2026. C’è ancora chi sostiene che in Italia non si possa ricaricare un’auto elettrica. Il problema, a questo punto, non sembrerebbe più l’infrastruttura, ma la narrazione.
I dati dell’ultimo rapporto Motus-E parlano chiaro. Negli ultimi dodici mesi sono stati aggiunti 12.261 punti di ricarica, di cui 5.206 solo nei primi tre mesi del 2026. La rete non cresce soltanto in quantità, però, poiché cambia pelle. Il 64% delle installazioni dell’ultimo anno è di tipo veloce o ultraveloce, contro il 50% dell’anno precedente. Chi ancora associa “colonnina” a quella cassettina grigia da 7 kW nei parcheggi dei centri commerciali è rimasto indietro. Almeno, una buona parte delle colonnine è ben diversa da questa idea.

Entrando nei dettagli, il parco colonnine installato si distribuisce così: 55.902 punti sotto i 50 kW, le classiche wallbox in corrente alternata, poi 15.408 unità nella fascia 50-149 kW, e infine 6.943 punti oltre i 150 kW, la categoria che trasforma una sosta autostradale in una ricarica reale. Numeri che, messi in fila, disegnano un Paese che si sta attrezzando sul serio, anche se con la tipica lentezza italica (in Germania si sono superate le 200mila colonnine). Per farsi un’idea del livello di diffusione, i distributori (benzina, diesel e altri) sono circa 21mila, con le singole pompe del carburante che facilmente raggiungono un numero dieci volte superiore.
In autostrada, va detto, il salto è evidente. Dai 559 punti del marzo 2023 si è arrivati a 1.461, con l’87% in corrente continua e il 61% oltre i 150 kW. La metà delle aree di servizio autostradali oggi ha una postazione di ricarica. Un risultato che fino a tre anni fa sembrava quasi assurdo.

Il rapporto, restando onesto, non risparmia le stoccate. Scende al 12,9% la quota di punti installati ma ancora in attesa di connessione alla rete, era al 14,9% nel 2025, ma il numero rimane imbarazzante nella sua stessa esistenza. Una colonnina che c’è ma non funziona è peggio di una che non c’è, dato che alimenta il pregiudizio.
Sul fronte geografico, la Lombardia domina con 17.143 colonnine, seguita da Piemonte, Veneto, Lazio ed Emilia-Romagna. Il Sud resta indietro, com’era prevedibile, ma questa è un’altra storia. La solita, potremmo dire.
Il vero nodo, quello che Motus-E sottolinea, riguarda le autostrade: i concessionari sono in grave ritardo sui bandi di gara, tanto da aver portato l’Italia a centrare solo il 90% degli obiettivi previsti dal Regolamento europeo AFIR. Con il rischio concreto di una procedura d’infrazione.
