Volkswagen si prepara alla ristrutturazione più radicale dei suoi ottantanove anni di storia, e il numero che campeggia su ogni analisi fa rumore, tanto rumore: centomila dipendenti in uscita, un sesto della forza lavoro globale. Oliver Blume vuole chiudere quattro stabilimenti in Germania e trasformare un colosso lento in qualcosa di più agile. Il consiglio di sorveglianza, dove i sindacati pesano quanto i bilanci, ha già detto no ma la partita resta aperta.
Dietro la crisi c’è una triplice convergenza di problemi che, presi singolarmente, sarebbero già scomodi e che, insieme, sono devastanti. Sul fronte cinese, storicamente il mercato più generoso per il gruppo, le vendite sono crollate di un terzo rispetto al 2019: i consumatori locali preferiscono i marchi elettrici nazionali, più competitivi per prezzo e tecnologia.
Volkswagen ha perso la corsa agli elettrici contro avversari che non esistevano come minaccia vera fino a pochi anni fa. Sul fronte americano, invece, i dazi di Trump hanno trasformato il mercato più redditizio in una fonte di pressione aggiuntiva.
Hans Dieter Poetsch, presidente del consiglio di Porsche, la cassaforte della famiglia Porsche-Piech e principale azionista di Volkswagen, ha usato parole pesanti: “Volkswagen si trova a un bivio storico. Più a lungo si rimandano le decisioni, più grandi diventeranno i problemi”. Lo ha detto dopo che Porsche ha archiviato il primo semestre con una perdita netta di 2,22 miliardi di euro.
Il contesto più ampio lo disegna Wolfgang Munchau nel suo Kaput: La fine del miracolo tedesco. La tesi è semplice e scomoda: la crisi non è un incidente, è il risultato di decenni di presupposti sbagliati sull’economia globale, autocompiacimento industriale e sottoinvestimento nel digitale.
Volkswagen, ancora appesantita dall’ombra del dieselgate del 2015, è per Munchau il simbolo perfetto di un declino che non è congiunturale. “Il superciclo tedesco sta per finire”, scrive, e non parla solo di auto.
La deindustrializzazione tedesca non è un problema tedesco, però, attenzione. È un problema europeo e qualcuno dovrebbe iniziare a fare i conti seriamente.


