Porsche ha smesso di fingere da un po’ sui suoi “problemi elettrici”. La transizione all’elettrico non è andata come previsto, i clienti continuano a scegliere i motori a combustione, e Stoccarda ha deciso di adattarsi alla realtà invece di combatterla. Il risultato è un accordo che, a prima lettura, suona come un ossimoro: un marchio premium tedesco, simbolo di eccellenza meccanica, che si affida a Xpeng per far quadrare i conti con Bruxelles.
Nella prima metà dell’anno, le immatricolazioni europee della Taycan sono calate di circa il 20%. La Macan elettrica, attesa come locomotiva del rinnovamento, ha perso quasi il 30%. Il solo Cayenne elettrico mostra qualche segnale di vita, ma i volumi restano troppo bassi per compensare il crollo del resto della gamma. La clientela Porsche, semplicemente, non ha seguito il ritmo che il piano industriale chiedeva.
La meccanica regolamentare, intanto, non perdona. Per il triennio 2025-2027, la normativa europea fissa obiettivi di CO2 circa il 15% più severi rispetto ai livelli del 2021. Ogni grammo sforato costa 95 euro, moltiplicato per il numero totale di veicoli immatricolati. Il conto sale in fretta.
Il gruppo Volkswagen ha già mostrato la propria esposizione. Nel 2025, la media di gruppo si è attestata a 100 g/km contro un obiettivo di 93,6 g/km, con un rischio di sanzioni che il CFO Arno Antlitz ha quantificato tra i 400 e i 500 milioni annui, potenzialmente 1,5 miliardi cumulati entro il 2027.
Porsche, così, lascia il cosiddetto “pool emissioni” del gruppo Volkswagen e costituisce un nuovo consorzio con Xpeng per il 2026 e il 2027. Il costruttore cinese vende in Europa esclusivamente veicoli a zero emissioni locali, il che abbassa la media complessiva del pool e compensa il peso delle Porsche a benzina.
Porsche guida il nuovo consorzio, aperto ad altri costruttori. Xpeng ottiene visibilità e legittimità sul mercato europeo. Volkswagen, alleggerita da una filiale che rischiava di appesantire l’intera media di gruppo, respira.
L’operazione, però, non cambia la realtà produttiva. Porsche vende meno elettrico di quanto aveva promesso, e questo ha già un costo in termini di tagli occupazionali in Germania, per un piano strategico tutt’altro che indolore. Il pool con Xpeng copre il problema fino alla fine del 2027, dopo quella data, le medie dovranno scendere davvero.
Qualche anno fa, era impensabile che un marchio tedesco di alta gamma si rivolgesse a un costruttore cinese per navigare le normative europee. Oggi è la soluzione scelta. Segno che i ruoli, nel mercato dell’auto elettrica, si sono già ribaltati.


