Il cobalto sta silenziosamente diventando un grosso problema

La crisi del cobalto innescata dalle restrizioni all’esportazione della Repubblica Democratica del Congo rischia di protrarsi fino al 2030.
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C’è un metallo che vale più dell’oro per chi produce batterie, e il Paese che ne controlla oltre il 70% dell’offerta mondiale ha deciso di tenerselo stretto. Il Congo non è una variabile secondaria della transizione elettrica. Ne è, di fatto, il padrone di casa.

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Da febbraio dell’anno scorso la Repubblica Democratica del Congo ha prima bloccato le esportazioni di cobalto, poi le ha contingentate con quote rigide a partire da ottobre. L’obiettivo dichiarato era riassorbire l’eccesso di produzione e sostenere il prezzo di un metallo che stava soffrendo.

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Secondo Fastmarkets, le quotazioni di riferimento del cobalto sono salite di oltre il 160% dall’entrata in vigore delle restrizioni. L’idrossido di cobalto, il principale prodotto esportato, ha visto il suo valore più che quadruplicare. Il deficit stimato per l’anno scorso supera le 82.000 tonnellate.

Per l’industria automobilistica, già alle prese con la pressione della transizione verso l’elettrico, è un colpo che arriva in un momento sbagliato. Il cobalto è componente essenziale delle batterie agli ioni di litio. Quando il suo prezzo esplode, i costi di produzione delle celle salgono, e con loro quelli dei veicoli elettrici. Si parla, a questo punto, di “deficit tecnico acuto”. Le scorte accumulate prima delle restrizioni stanno esaurendosi. La produzione globale di cobalto raffinato è attesa in calo di circa il 20% entro il 2026, primo arretramento in cinque anni.

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Chi sperava in una soluzione rapida dovrà rivedere il calendario. Le prime riesportazioni verso la Cina sono attese non prima di maggio-giugno, rallentate da nuove procedure amministrative. Sul fronte delle alternative, si guarda all’Indonesia e alla sua produzione di precipitato di idrossido misto, un composto a base di nichel che contiene cobalto, ma la strada è costellata di incognite su approvvigionamento del minerale, rischi legati allo zolfo, impatto ambientale.

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Il mercato sta già metabolizzando la lezione. I produttori di batterie e le case automobilistiche stanno accelerando gli investimenti nella diversificazione delle fonti e nelle chimiche alternative a basso contenuto di cobalto. Una ridefinizione strutturale che potrebbe, paradossalmente, comprimere la domanda futura del metallo stesso.

Nel frattempo, le previsioni non lasciano spazio all’ottimismo: le carenze persisteranno, con ogni probabilità, ogni anno fino al 2030.