Bruxelles dà una frenata. Le commissioni Ambiente e Trasporti del Parlamento europeo hanno preso il pacchetto auto della Commissione, lo hanno girato tra le mani e ne hanno rispedito indietro i pezzi più indigesti. L’IRU, la federazione internazionale del trasporto su strada, applaude.
Il primo a cadere è il regolamento sui veicoli aziendali puliti. Gli obiettivi vincolanti di acquisto per le flotte, fissati al 2030 e al 2035, diventano obiettivi auspicabili, e gli Stati membri guadagnano margine per decidere come arrivarci con piani nazionali. Fuori dal perimetro restano i mezzi pesanti: sparisce persino il riferimento a possibili target d’acquisto per camion, autobus e pullman nel 2027.
Il Parlamento ha anche respinto un bel numero di emendamenti. Si tratta di un bel colpo da parte dell’opposizione politica sull’impostazione della Commissione. Un obbligo non crea il distributore che manca né la corrente per alimentarlo.
Qui entra in gioco l’altro tema, quello delle infrastrutture. I comitati riconoscono il peso della ricarica e del rifornimento in sede aziendale, nei depositi e lungo le rotte commerciali, e lo agganciano alla prossima revisione del regolamento AFIR sulle infrastrutture per i combustibili alternativi.
Sul fronte dei furgoni la partita si fa più tecnica. La commissione Ambiente ha sostenuto un taglio delle emissioni di CO2 dell’80% entro il 2035, contro il 90% proposto da Bruxelles e il 100% oggi in vigore. Non finisce qui, arrivano crediti per l’acciaio a basse emissioni di carbonio e periodi di conformità di cinque anni.
Il compromesso estende la definizione di veicolo a emissioni zero anche a quelli alimentati esclusivamente con carburanti rinnovabili ammissibili ai sensi della Direttiva UE sulle energie rinnovabili, purché garantiscano almeno il 65% di riduzione dei gas serra e rispettino precisi criteri di ammissibilità.
Le norme sulla CO2 riguardano direttamente i costruttori, ma a pagarne le conseguenze, o a goderne i benefici, sono gli operatori che i furgoni devono comprarli e farli lavorare.
Siamo, comunque, a un voto di commissione, non a una legge. La plenaria è attesa a dicembre, poi si apre la trattativa con il Consiglio. L’IRU guarda già oltre, alla revisione 2027 degli standard per i veicoli pesanti, dove chiede lo stesso principio: obiettivi climatici ancorati a ciò che chi trasporta può davvero permettersi.


