Ford salva la Kuga: è tutto merito di un grande brand cinese

Ford salva la Kuga grazie a Geely: joint venture ad Almussafes, piattaforma cinese e tanti interrogativi sull’identità futura del SUV.
Ford Kuga

La Ford Kuga era già morta, apparentemente. Ford aveva deciso di archiviarla, convinta che il futuro europeo del marchio passasse per l’Explorer elettrica. Peccato che l’Explorer elettrica non abbia mai davvero convinto nessuno, e che la Kuga, con tre anni consecutivi da PHEV più venduto in Europa, 2021, 2022 e 2023, continuasse a reggere da sola l’intero stabilimento di Almussafes, a Valencia.

Advertisement
Ford Kuga 2026

Un solo modello per un impianto da mezzo milione di veicoli all’anno. Una posizione strutturalmente insostenibile, aggravata da una strategia di prodotto che sembra essere il frutto di un management europeo “visionario”.

Il dietrofront è arrivato, e con esso un’alleanza che cambia le coordinate del problema. Ford e Geely hanno firmato un accordo per una joint venture con sede ad Almussafes: 66% Ford, 34% Geely. La produzione congiunta dovrebbe partire nella prima metà del 2027, con l’obiettivo di riportare lo stabilimento alla sua capacità ottimale. Nel frattempo, la Kuga attuale continuerà a uscire dalle linee fino alla fine del 2029, mentre le stesse linee vengono progressivamente riattrezzate per ospitare architetture Geely.

Advertisement
Ford Almussafes

La prossima generazione della Kuga dovrebbe appoggiarsi alla piattaforma multi-energia di Geely, la stessa base meccanica che supporta ibridi, plug-in, full electric e range extender, costruita attorno a un sistema a 400 V con trazione prevalentemente anteriore e possibilità di aggiungere un motore elettrico al retrotreno.

La Geely Starray sembra un possibile riferimento meccanico. Accanto alla Kuga di nuova generazione, Almussafes produrrà anche un Bronco multi-energia, un crossover Ford su piattaforma Geely e due SUV elettrici a marchio Geely.

Ford promette che i suoi modelli resteranno inconfondibilmente Ford: DNA inimitabile, assetto tarato secondo le proprie tradizioni, controllo elettronico conforme alla filosofia del marchio. Tutto vero, ma con un asterisco bello grande: quando la geometria delle sospensioni è fissa e l’architettura elettrica è imposta dalla piattaforma del partner, il margine per differenziarsi si restringe e ogni modifica diventa più costosa.

Advertisement

Il vero vincitore dell’accordo, nel frattempo, lo individua chiunque guardi la mappa dei dazi europei sulle elettriche cinesi. Geely produce in Europa, evita le tariffe, accorcia i tempi di consegna, localizza i ricambi. Non male per chi entra come partner di minoranza.