Ford sta sviluppando il primo V8 ibrido della sua storia. Il progetto ha un veicolo preciso come campo di prova, ovvero una Mustang a quattro porte. Si tratta di un modello in sviluppo attivo, pensato per portare l’ibridazione dove nessuno avrebbe scommesso un dollaro fino a qualche anno fa. Ebbene, proprio lì, sotto il cofano di una muscle car americana.
L’architettura di partenza è il motore Coyote, il V8 che Ford conosce benissimo. Robusto, collaudato, presente sulla Mustang e sulla Serie F. L’aggiunta di un sistema ibrido sarebbe, per così dire, un’amplificazione: il motore elettrico copre i bassi regimi dove il termico arranca, la coppia arriva prima, la risposta è più secca.
Ford non si è limitata a promettere efficienza, ma ha dichiarato di puntare al motore più potente della sua storia. Una frase che rimette completamente in discussione il luogo comune sull’ibridazione che addormenta i motori.
La scelta di partire con una configurazione non ricaricabile ha una logica precisa. Niente batteria ingombrante, niente peso extra che comprime l’abitacolo, niente compromessi sul suono. Perché il suono, per chi compra un V8, è metà del prodotto. Ford ha costruito l’architettura in modo che sia compatibile con future varianti plug-in, senza forzare la mano fin dal lancio.
Le emissioni stringono, i concorrenti si sono già mossi, la Dodge Charger, ad esempio, è già a quattro porte. Ford non sta inventando nulla di nuovo nella forma, ma nell’abbinamento c’è qualcosa che non si era ancora visto. La Mustang nasce per tenere in vita il V8 in un quadro normativo che, senza elettrificazione, lo condannerebbe nel giro di pochi anni.
Ford, tradendo o meno il purismo, ha trovato un modo per non abbandonarlo del tutto. Il V8 ibrido non è la fine di qualcosa, ma è la forma che quell’eredità dovrà assumere se vuole sopravvivere. Se funzionerà, questa architettura si estenderà all’intera gamma, Serie F compresa. Se deluderà, Ford avrà comunque guadagnato tempo.


