Fare troppe cose costa 500 posti di lavoro: Porsche costretta a tagliare

Porsche chiude la divisione e-bike e Cellforce, taglia 500 posti e vende Bugatti Rimac. Michael Leiters riporta il focus sulle auto sportive.
Porsche

Porsche ha deciso di smettere di fare troppe cose insieme. Il risultato è, purtroppo per i lavoratori di cui parliamo, 500 posti di lavoro in meno, tre divisioni chiuse o cedute e un amministratore delegato che ha scelto la parola “riallineamento” per descrivere quella che, nei fatti, è una ritirata strategica.

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La prima vittima è Porsche eBike Performance, la divisione che sviluppava motori elettrici ad alte prestazioni per biciclette destinate a produttori terzi. L’idea era portare il know-how di Zuffenhausen su due ruote. Il mercato ha risposto diversamente da come ci si aspettava, e la divisione chiude con 360 dipendenti coinvolti tra Germania e Croazia. Porsche continuerà a vendere e-bike con il suo marchio, ma le produrrà la tedesca Rotwild. Una differenza non da poco.

Porsche eBike Performance
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La seconda è Cellforce, la divisione dedicata allo sviluppo di celle per batterie automotive, in realtà già in gran parte smantellata lo scorso anno. La chiusura definitiva porta via altri 50 posti. La terza, già archiviata, era una divisione software per le comunicazioni, con l’effetto di 90 persone in meno. In totale, i licenziamenti si sommano a quelli annunciati nella precedente tornata di ristrutturazione, che già prevedeva il taglio di 1.900 posizioni. Siamo intorno all’1% della forza lavoro globale.

Michael Leiters, alla guida di Porsche dall’inizio dell’anno, ha impostato la sua gestione su un principio semplice: più benzina, più ibrido, meno elettrico puro, meno attività periferiche. La vendita della quota del 45% in Bugatti Rimac, la joint venture con Rimac che controlla il marchio Bugatti, va letta nella stessa ottica. Porsche si alleggerisce di tutto ciò che non produce un ritorno diretto sul suo core business, le auto sportive.

Porsche Michael Leiters

Sullo sfondo, la pressione dei dazi statunitensi sulle importazioni di vetture europee continua a erodere i margini. Una pressione che Volkswagen, casa madre di Porsche, sente in modo ancora più acuto. Il gruppo è alle prese con un piano di ristrutturazione che prevede decine di migliaia di esuberi, la riduzione della capacità produttiva in Europa e la cessione di asset non strategici, tra cui Everllence, la divisione motori navali e pompe di calore. Sotto valutazione anche l’apertura a investitori esterni per il taxi autonomo e per PowerCo, l’unità celle batterie.