Porsche vende meno, ma non ha intenzione di abbassare i prezzi

Porsche crolla in Cina: da quasi 96.000 unità a poco più di 30.000 previste quest’anno. La risposta del costruttore tedesco? Zero sconti, zero panico.
porsche in cina

Porsche sta perdendo la Cina. Non tutta in una volta, non con un crollo verticale e rumoroso, ma con una lenta emorragia che fa più male proprio perché si consuma in silenzio. Le vendite nel Paese quest’anno dovrebbero fermarsi a poco più di 30.000 unità. Nel 2021 erano quasi 95.700. Non serve un analista per comprendere questi numeri.

Advertisement

Il mercato cinese è cambiato in profondità, e lo ha fatto in fretta. I nuovi costruttori locali, Xiaomi, Nio, Zeekr, per citare i più aggressivi, hanno trasformato le regole del gioco. Offrono veicoli elettrificati con prestazioni notevoli, tecnologia avanzata e prezzi che le case europee faticano anche solo ad avvicinare. La clientela più giovane e più connessa li ha seguiti, e non sembra intenzionata a tornare indietro.

porsche in cina
Advertisement

La risposta di Porsche? Nessuna concessione sui prezzi. Lo ha ribadito con chiarezza Jochen Breckner durante la presentazione dei risultati trimestrali: “Dare priorità al valore rispetto al volume rimane un principio non negoziabile, soprattutto in Cina”. Il ragionamento è quello classico del lusso: scendere a compromessi sul prezzo significa intaccare l’immagine, e una volta che quell’immagine si sgretola, non si ricostruisce facilmente.

Porsche ha costruito il suo valore su prestazioni, rarità percepita ed esclusività. Abbassare i listini, anche solo come mossa temporanea, significherebbe ammettere che quella rarità ha un prezzo di mercato, non un valore intrinseco.

porsche in cina

La Cayenne Coupé Electric, presentata di recente a Pechino, è la sintesi concreta di questa strategia. Prestazioni confrontabili con alcune rivali cinesi, prezzo significativamente più alto, e nessuna intenzione di avvicinarsi. Breckner la definisce “una macchina da guidare straordinaria”. Forse lo è davvero. Ma in un mercato dove l’acquirente medio ha trent’anni e un’alternativa locale che costa la metà, l’ammirazione non sempre si traduce in ordine di acquisto.

Advertisement

C’è un vantaggio concreto che Porsche può giocarsi: produrre in Europa e esportare in Cina le consente di modulare rapidamente i volumi senza portarsi dietro capacità produttiva in eccesso. Una flessibilità che vale, in un momento in cui prevedere la domanda è diventato una scommessa rischiosa.