Dacia, alla fine il marchio “low cost” ha perso la bussola dei prezzi?

Dacia aumenta i prezzi e punta sui SUV di segmento C. Il gioiello rumeno di Renault rischia di perdere la sua identità.
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Quarant’anni di storia costruita su un’idea semplice e potente: costare meno degli altri senza vergognarsene. Oggi Dacia sembra voler riscrivere quel patto con i suoi acquirenti, e non è detto che questi ultimi siano disposti ad accettare le nuove condizioni.

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Il riposizionamento del marchio rumeno, controllato da Renault, è nei numeri. La Sandero, per anni bandiera dell’automobile accessibile, è passata da 8.690 euro nel 2008 di partenza a oltre 13.000 euro oggi. Un aumento del 50% che comincia a fare rumore (parliamo di 17 anni, con stipendi più “lenti” dei prezzi). Il Duster, modello di punta e bestseller della gamma, si avvicina ormai ai 20.000 euro, quasi il doppio del prezzo di lancio. E il nuovo Bigster, l’ingresso ufficiale di Dacia nel segmento dei C-SUV, oscilla tra 26.000 e 33.000 euro, territorio che fino a ieri apparteneva ad altri.

dacia duster 2026
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La CEO Katrin Adt ha le sue giustificazioni, e non sono campate in aria: i prezzi nell’intero settore sono cresciuti di oltre il 40% nell’ultimo decennio, tra normative stringenti e impennata dei costi delle materie prime tra il 2021 e il 2023. Argomentazioni solide, ma che rischiano di suonare come un alibi quando a pagarne le conseguenze è proprio quella fascia di clientela che aveva scelto Dacia per ragioni concrete.

Il mercato, intanto, sta già emettendo il suo verdetto. Le vendite di Sandero e Duster sono calate rispettivamente del 6,5% e del 9,8% lo scorso anno. Il Jogger ha perso il 23%. Dall’inizio dell’anno il crollo complessivo delle immatricolazioni Dacia ha toccato il 35%, un dato che il marchio attribuisce a fattori esterni e temporanei.

dacia bigster 2026

Il contesto competitivo non aiuta. Seat, Citroën, Fiat e Opel stanno affilando le armi sul fronte degli sconti, mentre i costruttori cinesi hanno ridefinito il concetto stesso di rapporto qualità-prezzo. Persino all’interno della rete di concessionari cominciano ad affiorare perplessità.

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Il copione ricorda quello di Seat e Skoda,entrate nel Gruppo Volkswagen come marchi popolari, uscite come concorrenti del mainstream europeo. Dacia giura che non percorrerà la stessa strada. Un tasso di fidelizzazione dell’80% sembra confortarla. Ma la fedeltà dei clienti, si sa, ha (appunto) un prezzo.

Entro il 2030 sono attesi quattro modelli elettrici, il lancio della Striker e il quadriciclo Hipster. Potrebbe essere un nuovo inizio. Tornare alle origini, a un certo punto, sarà l’unica mossa rimasta.