Autovelox, finalmente regole chiare: peccato che i ricorsi non si fermino

Il nuovo decreto autovelox introduce omologazione obbligatoria, taratura annuale e verifiche di funzionalità. Le multe restano annullabili.
autovelox italia

Solo pochi giorni fa Matteo Salvini ha firmato il decreto autovelox che molti aspettavano, e che altrettanti temevano. Non è un colpo di spugna sulle multe passate, ma una riforma che ridisegna le regole del gioco per tutti i dispositivi di controllo della velocità sulle strade italiane.

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Il nodo centrale è la distinzione tra approvazione e omologazione, due parole che per anni comuni, ministero e tribunali hanno usato come fossero sinonimi. La Cassazione nel 2024 ha chiarito che non lo erano affatto: l’omologazione degli autovelox è un procedimento più rigoroso, con test metrologici certificati, mentre la semplice approvazione lasciava margini interpretativi che i ricorsi hanno sfruttato sistematicamente. Il decreto chiude questo capitolo. Da ora in poi esistono solo omologazioni. Niente più zone grigie.

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Il produttore deposita al ministero un prototipo nella configurazione definitiva, completo di manuali, software e codici di calcolo. Superati i test, lo strumento riceve una “tabella identificativa” che elenca esattamente cosa può fare: velocità istantanea o media, visione notturna, numero di corsie coperte, lettura targhe.

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Ogni esemplare uscito dalla catena di produzione deve poi ricevere una taratura iniziale e, successivamente, una verifica annuale. Se passa un anno senza quel controllo, il dispositivo si spegne.

Ci sono anche le verifiche di funzionalità sugli autovelox, affidate alla Polizia. Lo strumento deve associare la velocità al veicolo corretto, scattare foto leggibili con pioggia o nebbia, riconoscere le targhe nel 95% dei casi. Se sbaglia troppo spesso, non può stare in strada.

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Per i 24 modelli già installati e contenuti nell’allegato B del decreto, è previsto un regime transitorio: vengono considerati “automaticamente omologati”, ma dovranno aggiornare la targhetta identificativa alla prima taratura utile. Un compromesso per non paralizzare il sistema.

I ricorsi non spariranno, anzi. Avendo fissato regole molto più dettagliate, il decreto offre ai cittadini strumenti tecnici molto più precisi per impugnarle: taratura scaduta, verbale di funzionalità mancante, modello non corrispondente all’omologato. Basta un accesso agli atti al Comune per scoprire eventuali irregolarità. La battaglia si sposta in tribunale su basi più solide. Probabilmente è proprio questo il risultato più concreto di tutta la riforma.

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