Cybercab, l’errore che potrebbe costare caro a Tesla

Tesla rischia grosso con il Cybercab: Unibev registra prima il nome e costringe Musk a un accordo per salvare il futuro robotaxi.
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Mentre le linee di assemblaggio di Austin iniziano a produrre i primi esemplari del Cybercab di Tesla, che ha finalmente iniziato i primi test su strada, il costruttore si ritrova senza un nome ufficiale per il suo modello super tecnologico. Questo pasticcio arriva dopo il rifiuto del nome Robotaxi, giudicato troppo generico dall’ufficio brevetti americano.

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Nel mondo dell’automotive esistono alcune regole basilari che si imparano subito. La più importante è proteggere legalmente i propri progetti prima di presentarli al pubblico. Eppure Tesla è caduta proprio su questo aspetto. Il 10 ottobre 2025, durante il grande evento “We, Robot”, Elon Musk presentava con orgoglio la sua visione del futuro. Ma dietro le quinte nessuno si era preoccupato di registrare il marchio del veicolo protagonista. Solo a novembre, un mese dopo aver sbandierato il nome Cybercab ovunque, i legali di Tesla hanno finalmente inviato la documentazione all’USPTO, l’Ufficio americano brevetti e marchi.

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Come può una multinazionale delle dimensioni di Tesla commettere un errore così grossolano? Il tutto diventa ancora meno comprensibile se si considera che già durante la conferenza c’era parecchia confusione. Si alternava l’uso di Cybercab e Robotaxi, segno che Tesla aveva le idee un po’ confuse. Il costruttore aveva infatti provato a registrare il nome Robotaxi, ma l’ufficio brevetti aveva rifiutato la richiesta perché l’espressione descrive un servizio e viene usato, ormai, comunemente. Da anni, infatti, tutto il settore la utilizza per indicare i taxi autonomi. Darne l’esclusiva a Tesla avrebbe creato conflitti con concorrenti come Waymo, Cruise o Zoox, privandoli del termine stesso che definisce la loro attività.

Dopo questo stop, il nome Cybercab è diventato quasi l’unica alternativa percorribile. Il nome funzionava bene, coerente con l’universo del Cybertruck e il suo stile futuristico. Tuttavia, dal punto di vista legale la pratica era rimasta in sospeso. Non tutelando il nome prima della conferenza, Tesla ha commesso un grave errore, che ora pagherà davvero caro.

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Lontana dalla Silicon Valley e dal settore auto, Unibev lavora nel mercato delle bevande. Eppure il 28 ottobre, solo 18 giorni dopo la presentazione di Tesla, Unibev ha registrato il marchio Cybercab. Questa mossa ha preso in contropiede il gigante americano, rendendo impossibile qualsiasi tentativo successivo di registrare il nome.

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Ma perché Unibev ce l’ha tanto con Tesla? A quanto pare i due si erano già scontrati in passato sulla Teslaquila, la tequila lanciata da Musk quasi per gioco. Il marchio apparteneva già a Unibev, che non aveva per niente apprezzato l’invasione di campo del miliardario. Bloccando ora il nome Cybercab, l’azienda si è presa la sua rivincita.

La situazione per Tesla ora è spinosa. Cambiare nome adesso sarebbe un colpo durissimo per l’immagine del “robotaxi”. Ribattezzare un veicolo che il pubblico conosce già così manderebbe un messaggio negativo. Il costruttore è quindi in trappola, ma la soluzione più probabile non passerà dai tribunali ma da un accordo economico.

Tesla dovrà probabilmente comprare i diritti d’uso, e pagherà caro. Unibev ha tutte le carte in mano e può dettare le condizioni. Certo, contestare la registrazione resta un’opzione, ma sono procedure lunghe e senza garanzie di successo.