Tesla stupisce con i “gigacharger” per il Semi, ma la concorrenza incalza

Tesla, MAN e Volvo accelerano verso un trasporto pesante sostenibile grazie alla ricarica ultrarapida MCS.
Tesla Semi Tesla Semi

La corsa all’elettrificazione del trasporto pesante passa attraverso una sfida tecnologica cruciale, quella della ricarica ultrarapida. Due filosofie si confrontano, quella americana proprietaria di Tesla e quella europea basata su standard aperti, entrambe con l’obiettivo di rendere praticabile l’utilizzo quotidiano dei camion a batteria.

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Tesla afferma che il camion Semi raggiunge ora un picco di 1.206 kW durante la ricarica, cinque volte superiore ai 250 kW dei Supercharger V4 destinati alle automobili. Il sistema si basa sull’architettura V4 Cabinet compatibile con veicoli tra 400 e 1.000 volt. Per gestire simili flussi energetici senza surriscaldamenti, la casa automobilistica americana utilizza cavi raffreddati a liquido e connettori a immersione.

Tesla Semi
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Con una batteria da 800-900 kWh che garantisce circa 800 km di autonomia, il Tesla Semi recupera il 70% della carica in soli 30 minuti. Una ricarica completa dal 10 all’80% richiede meno di 45 minuti, permettendo ai conducenti di recuperare 650 km durante la pausa obbligatoria. La produzione di serie partirà nel primo semestre 2026 presso lo stabilimento vicino alla Gigafactory Nevada di Sparks, con l’obiettivo di raggiungere una capacità annuale di 50.000 unità. Per l’infrastruttura, Tesla prevede 46 stazioni sul territorio americano entro il 2027, con le prime colonnine già operative presso lo stabilimento.

MAN e ABB hanno anticipato Tesla già nel marzo 2024 con la prima dimostrazione pubblica di ricarica, raggiungendo 700 kW e 1.000 ampere su un eTruck a Monaco. I risultati si allineano a quelli dell’americana con una ricarica dal 10 all’80% in circa 30 minuti per 300-400 km di autonomia recuperata. A settembre 2025 i due partner hanno validato sessioni continue a 1,2 MW. Alexander Vlaskamp, amministratore delegato di MAN, ha annunciato l’installazione di 30.000 punti di ricarica MCS in Europa entro il 2030, di cui 4.000 in Germania.

Scania, appartenente al gruppo Traton come MAN, commercializzerà dall’inizio 2026 camion elettrici con porta MCS compatibile fino a 750 kW e 1.000 ampere, doppia velocità rispetto allo standard CCS2 attuale. Il costruttore svedese offre già l’R 450e con batterie fino a 728 kWh.

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Mercedes ha testato con successo l’eActros 600 a 1 MW già nell’aprile 2024, con ricarica dal 20 all’80% in 30 minuti. La produzione è avviata per questo modello dotato di 621 kWh per 500 km di autonomia. Volvo Trucks ha presentato a maggio 2025 l’FH Aero Electric con 780 kWh e 600 km di autonomia, compatibile MCS con ricarica dal 20 all’80% in 40 minuti.

Il consorzio Milence, creato nel 2022 da Daimler Truck, Volvo Group e Traton, sta realizzando l’infrastruttura aperta a tutti i costruttori. Il primo caricatore da 1.440 kW è entrato in servizio nel febbraio 2025 al porto di Anversa-Bruges. Altre stazioni hanno aperto nei Paesi Bassi e in Svezia, rispettivamente a Zwolle e Landvetter. L’obiettivo prevede 284 punti MCS su 71 siti in 10 paesi europei entro il 2027, creando un corridoio di 1.500 km tra Anversa e Stoccolma. Ulteriori 330 caricatori arriveranno attraverso il consorzio formato da E.ON, Voltix e GreenWay, annunciato a fine novembre 2025.

Lo standard Megawatt Charging System (MCS) sviluppato dal consorzio CharIN, che riunisce Daimler, Volvo, MAN, ABB e altri, può teoricamente raggiungere 3,75 MW garantendo compatibilità universale senza dipendenza da reti proprietarie.

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La dimostrazione di Tesla impressiona, ma solleva interrogativi. Quale utilità offrono 1,2 MW se le stazioni restano limitate? Negli Stati Uniti si attendono solo 46 installazioni entro il 2027, numero modesto per un territorio così vasto e vincolato al network proprietario Tesla. L’Europa ha scelto una strada diversa attraverso lo standard MCS aperto e il network Milence, puntando su interoperabilità e capillarità dell’infrastruttura piuttosto che su esclusività tecnologica. In questo, forse, l’Europa è avanti.