Non c’è più da avere a che fare con trivellazioni epiche. Infatti, il futuro della mobilità elettrica si giocherebbe tra le rive silenziose dei laghi salati della provincia del Qinghai. La Cina ha appena piantato una bandiera pesantissima nel settore dell’estrazione mineraria, lanciando la prima linea di produzione al mondo da 20.000 tonnellate capace di trasformare la salamoia in puro potenziale energetico.
Questa struttura, costruita dalla Qinghai CITIC Guoan Technology Development, non è solo una fabbrica, ma un segnale di fumo inviato a chiunque pensasse che Pechino avrebbe rallentato la sua corsa all’oro bianco.

L’evaporazione solare convenzionale era un processo pigro e dispersivo che vedeva metà del litio sparire nel nulla, uno scarto considerato “normale”. Oggi, grazie a una tecnologia proprietaria blindata da una collezione di brevetti, il tasso di recupero nella fase iniziale è balzato dal mediocre 50% del settore a oltre il 78%.
I cinesi non si sono fermati qui. Nel reparto di produzione complessivo, l’efficienza è passata dal 75,38% a un impressionante 90,41%. In pratica, se prima si cercava di svuotare un lago con un secchiello bucato, ora Pechino usa strumenti di precisione che non lasciano indietro nulla.
Questo balzo tecnologico è il pilastro fondamentale per una filiera delle batterie per veicoli elettrici che punta all’autosufficienza totale. Accelerando il ciclo di produzione del carbonato di litio e riducendo drasticamente le perdite, la Cina non sta solo costruendo accumulatori, sta blindando la propria sicurezza strategica.

Questo processo “intelligente” non si dimentica dei vicini di casa. Potassio e boro vengono preservati e restano inalterati, garantendo un equilibrio tra vantaggi economici e sostenibilità ambientale quasi a voler rispettare il lontanissimo Green Deal. La Cina ha deciso così di passare direttamente ai fatti, estraendo il futuro da un secchio di acqua salata e assicurandosi che il cuore pulsante dei nostri smartphone e delle nostre auto parli esclusivamente cinese.
