Il leggendario motore rotativo di Mazda è tornato in Europa, ha dato un’occhiata rapida e ha deciso che era meglio togliere il disturbo praticamente quasi subito. La Mazda MX-30 R-EV, l’ibrida plug-in con sistema di autonomia estesa, è stata ufficialmente ritirata dal mercato europeo dopo soli due anni di onorata carriera.
Un portavoce della casa giapponese ha attribuito l’addio a una vaga “combinazione di motivi”, mescolando le classiche “tendenze dei consumatori” con le immancabili “priorità di produzione”. Insomma, se nel Regno Unito riesci a piazzare solo 678 esemplari in un anno, forse è il caso di ammettere che il pubblico non ha esattamente fatto la fila per acquistare Mazda.

Questa decisione segue a ruota il pensionamento della sorella totalmente elettrica, già sparita dai listini europei dopo aver fallito la missione in Australia e Stati Uniti quasi tre anni fa.
Eppure, tecnicamente, la MX-30 R-EV era un piccolo capolavoro di nostalgia ingegneristica. Rappresentava il ritorno del propulsore rotativo dai tempi della RX-8 del 2012, vantando una nobile discendenza che risaliva alla Cosmo Sport del 1967. In questo caso, il monorotore e-Skyactiv-R da 830 cc non muoveva direttamente l’auto, ma fungeva da generatore per alimentare un motore elettrico da 125 kW e 260 Nm. Un’architettura affascinante venduta a circa 38.000 euro, che però non è bastata a salvare il modello.

Mentre in Giappone la MX-30 continua a resistere nelle varianti mild-hybrid e range-extender, l’Europa si prepara a un cambio di rotta drastico. Il futuro del marchio nel Vecchio Continente passa ora per la berlina Mazda 6e e il SUV CX-6e, modelli sviluppati grazie alla joint venture con la cinese Changan Automobile.
Per quanto riguarda invece il primo veicolo elettrico sviluppato interamente “in casa” da Mazda, meglio mettersi comodi. Il lancio, infatti, è stato posticipato al 2028 come data minima, preferendo affidarsi ancora alle tecnologie dei partner cinesi.
