L’idea di un continente intero che passa all’elettrico fa sudare i gestori delle reti. Eppure, le nostre auto elettriche non dovrebbero essere visti come “vampiri”, ma come veri e propri giganteschi power bank.
Le auto aziendali rappresentano circa il 60% delle nuove immatricolazioni in Europa. Non parliamo solo di utilitarie, ma di batterie che vanno dai 50 kWh delle auto fino ai mostruosi 700 kWh di autobus e camion pesanti. Una quantità di energia accumulata che, per gran parte della giornata, resta ferma in un parcheggio.

Invece di essere un “peso” che mette sotto pressione il sistema durante i picchi di consumo, queste flotte possono trasformarsi in risorse energetiche flessibili. Nei Paesi nordici, come Danimarca e Norvegia, dove ormai si vende quasi solo elettrico, hanno già capito il trucco: quando la frequenza della rete cala, gli elettrici riducono istantaneamente la potenza assorbita. È una sorta di dieta forzata per auto che aiuta a mantenere l’equilibrio generale. Una funzione che potremmo implementare tranquillamente anche in Italia, a patto di scegliere l’infrastruttura giusta fin dall’inizio.
Il vero salto di qualità si chiama Vehicle-to-X (anche V2X). Qui non si tratta solo di prelevare energia, ma di restituirla. Immaginate la vostra auto che alimenta il laptop, un intero edificio o che rivende elettricità alla rete quando i prezzi sono alle stelle.

Questo miracolo tecnologico non serve solo a salvare il pianeta, ma punta a ridurre drasticamente il TCO (Total Cost of Ownership), garantendo un rapido ritorno sull’investimento. Certo, la strada verso il V2X di massa è ancora piena di dossi. Tra standard di comunicazione come l’Open Charge Point Protocol (OCPP) che devono ancora diventare universali e mercati dell’energia frammentati, c’è ancora molto da lavorare.
Progetti europei come FLOW e AHEAD stanno cercando di trasformare queste ricerche in soluzioni concrete. Per ora, il sogno di un’auto che si ripaga da sola mentre riposa in garage è vicino, ma richiede che politica e operatori di rete si “mettano d’accordo” sulle velocità.
