Al CES 2026 di Las Vegas conclusosi recentemente, il settore delle batterie ha vissuto un momento, potremmo dire, di tensione. La startup finlandese Donut Lab ha infatti sganciato una bomba mediatica annunciando la prima batteria allo stato solido producibile in serie.
Le specifiche sono sembrate da subito quasi una lista dei desideri da inviare a Babbo Natale, con densità energetica di 400 Wh/kg, ricarica completa in soli 5 minuti e una durata eterna da 100.000 cicli. Come se non bastasse, tali nuovissime batterie promettono un funzionamento impeccabile tra i -30°C e i 100°C, il tutto senza usare litio o terre rare e con costi simili alle economiche batterie LFP.

Mentre il pubblico stava ancora applaudendo, dalla Cina è arrivata una secchiata d’acqua gelida. Yang Hongxin, presidente di Svolt, non l’ha mandata a dire, definendo apertamente Donut Lab una frode. Secondo Yang, chiunque abbia una conoscenza base della materia capirebbe che si tratta di una truffa: “Quella batteria non esiste da nessuna parte, tutti i parametri sono contraddittori”. Il numero uno di Svolt ha poi puntato il dito contro l’eccessiva pubblicità dei mercati dei capitali, sottolineando che l’industrializzazione del “tutto allo stato solido” è ancora lontana.
Il mistero si infittisce considerando che Donut Lab si rifiuta di divulgare materiali e processi, trincerandosi dietro il segreto industriale. Comprensibile, da un lato. Sospetto, dall’altro. Eppure, l’azienda afferma di avere già una capacità produttiva di 1 GWh, con l’obiettivo di arrivare a 20-30 GWh entro il prossimo anno.

Nel frattempo, Svolt gioca in difesa con le sue batterie allo stato semisolido (che il governo ora obbliga a chiamare “liquido-solido” per non fare confusione). Svolt inizierà la produzione in serie nel 2026 con celle da 270 Wh/kg, mentre lavora alla seconda generazione per raggiungere, con calma e dati alla mano, i fatidici 400 Wh/kg.
Siamo di fronte alla rivoluzione del secolo guidata dai finlandesi o alla versione automotive di un donut (appunto) vuoto al centro? Se le accuse di Svolt fossero fondate, la “tecnologia proprietaria” di Donut Lab potrebbe rivelarsi il più grande bluff mai visto.
