Pare proprio che quel decantato Santo Graal dell’energia non sia solo un mito per ingegneri ottimisti. Per questo motivo faremm meglio a guardare cosa sta succedendo nei laboratori di Geely. La casa madre di colossi come Volvo, Lotus e Zeekr ha deciso di smettere di inseguire i (presunti) miracoli e di iniziare a produrli, accelerando lo sviluppo delle proprie batterie allo stato solido.
Secondo le ultime indiscrezioni, i primi pacchi batteria completi di Geely dovrebbero essere installati su veicoli commerciali già entro la fine di quest’anno. Prima però di correre in concessionaria con l’assegno in mano, c’è da frenare l’entusiasmo. Infatti, le prime auto a ricevere questa tecnologia saranno dei “muletti” di prova, ovvero cavie da laboratorio destinate a macinare chilometri per testare la stabilità del sistema.

Il colosso cinese, che sviluppa internamente celle e componenti sin dagli anni 2010, promette numeri da capogiro. Le celle sperimentali senza liquido hanno raggiunto una densità energetica di circa 400 wattora/chilogrammo, surclassando i miseri 200-300 Wh/kg offerti dalle attuali batterie agli ioni di litio. Oltre a garantire più autonomia, queste batterie promettono ricariche fulminee e una sicurezza superiore, riducendo drasticamente il rischio di fuga termica. Dunque, caricano prima, durano di più e tendono decisamente meno a trasformare l’auto in un falò.
Geely non è sola in questa crociata tecnologica. Nomi pesanti come Mercedes, Stellantis e BMW stanno collaborando con vari partner per decifrare il “codice segreto” della produzione di massa. C’è poi il caso curioso della finlandese Donut Lab, che sostiene di avere già una batteria pronta per le motociclette Verge, anche se il loro rifiuto di rispondere a domande tecniche solleva decisamente molti dubbi.

L’elettrolita solido resta in ogni caso una materia ostica. Il prodotto finito è estremamente fragile e assemblare il “sandwich” di anodo e catodo richiede una precisione chirurgica. Ecco perché il mercato di massa dovrà probabilmente attendere il 2027 per vedere queste celle fuori dai circuiti di prova.
