Tra non molto tempo potrete ammirare con non troppa soddisfazione che quei 400 (e passa) euro che mancano all’appello a fine anno nel conto non sono un errore del sistema. Sono soldi veri, sottratti con precisione dalle tasche di chi, per necessità e non per vizio, sposta, grazie al carburante, tonnellate di lamiera ogni giorno.
Benvenuti nel marzo 2026, l’anno in cui il gasolio ha deciso di travestirsi da champagne, con rincari che sfiorano i 32,3 centesimi al litro rispetto al periodo pre-conflitto in Medio Oriente. Chi guida un diesel oggi non sta solo viaggiando, sta finanziando un’emorragia finanziaria che, a fine anno, equivale a una rata del mutuo o a un weekend lungo (che non farete).

Mentre in autostrada i prezzi sembrano scritti da un algoritmo impazzito che tocca i 2,13 euro per il gasolio, la politica gioca a fare il farmacista. Il Governo Meloni ha scelto di archiviare la “cura Draghi”, quel taglio orizzontale delle accise carburanti che nel 2022 aveva dato ossigeno all’inflazione, preferendo un approccio che definiscono “mirato”. Alla Camera si è difeso con orgoglio questo riallineamento (“e non un aumento”, come si è detto).
La direzione presa sembra quella di un bonus carburante riservato a chi ha un ISEE sotto i 15.000 euro. Un palliativo, come lo ha giustamente bollato il Codacons, che ignora totalmente la spina dorsale del Paese: i pendolari e la classe media che sforano di un euro quel tetto e si ritrovano a pagare il prezzo pieno di una crisi globale.

Se il trasporto logistico si gonfia sotto il peso del caro benzina, l’inflazione non si ferma alla pompa, ma invade gli scaffali dei supermercati. Conseguenza naturale, direbbe qualunque economista. Ma anche ogni altro cittadino sveglio. È un effetto a cascata che polverizza il potere d’acquisto.
Invece di intervenire sulla stratificazione fiscale, quel mostro fatto di IVA e accise che pesa per oltre la metà sul prezzo finale, ci vengono somministrate promesse di soluzioni strutturali. Ci parlano di mobilità elettrica e di efficientamento logistico, ma sono orizzonti temporali che non dialogano con l’urgenza di chi oggi deve decidere se riempire il serbatoio o pagare la bolletta.
