Mentre Källenius parla quasi di apocalisse del 2035 e Zipse chiede il ritiro immediato delle norme di Bruxelles, con Filosa in Stellantis che riscopre i V8 HEMI, François Provost in Renault ha già voltato pagina. Senza troppo rumore, senza i toni drammatici di chi si sente accerchiato dalla storia.
Il nuovo CEO di Renault, subentrato a Luca de Meo alla guida del gruppo francese, ha presentato il piano strategico 2026-2030 senza una sola parola contro il quasi divieto dei motori a combustione interna entro il 2035. Non perché sia un fan della burocrazia di Bruxelles, dato che ha comunque chiesto regole stabili e prevedibili, come ogni manager che voglia pianificare investimenti, ma perché considera l’opposizione a quell’obiettivo un’azione di retroguardia.

La sua ossessione, quella vera, si chiama Cina. I costruttori cinesi hanno già eroso il 10% delle vendite europee e dominano la tecnologia elettrica con un vantaggio che non si colma continuando a litigare sul destino del motore termico. Provost lo sa, e invece di lamentarsi sta costruendo la risposta: modelli sviluppati in meno di due anni, come la Renault Twingo elettrica, e collaborazioni strategiche con Geely su più fronti.
La punta di diamante del piano è la nuova piattaforma RGEV Medium 2.0, architettura a 800 volt, compatibile con batterie LFP più economiche, ricarica in quindici minuti per 750 km di autonomia. Numeri che non si improvvisano.
Non si esclude la prudenza. La futura piattaforma Renault integrerà anche un piccolo motore termico, sviluppato con Geely, per estendere l’autonomia dove l’infrastruttura di ricarica resta un miraggio. Alpine rallenta la sua conversione full electric. Dacia, al contrario, accelera con la Sandero avrà una gemella elettrica sulla stessa piattaforma per contenere i costi. La Spring resta in gamma perché il segmento entry-level promette crescita, e potrebbe arrivare persino la Hipster, una kei car europea eccentrica.

Ibrido vero o elettrico puro, nessuna scorciatoia. Nessun ibrido “di mezzo” alla Stellantis, per usare la definizione che Provost avrebbe voluto utilizzare.
