Benzina alle stelle: l’Europa fa il pieno di ipocrisia, noi paghiamo

Il caro benzina travolge l’Europa: tra il miraggio delle accise mobili in Italia e il pugno duro in Ungheria, la crisi in Medio Oriente svuota i portafogli.
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Mentre il Medio Oriente è, a dir poco, in subbuglio, il barile di petrolio scappa in alto. E a inseguirlo, con il fiato corto e il portafoglio vuoto, restiamo noi, gli automobilisti europei, condannati a pagare in contanti ogni singola “bisticciata” diplomatica tra Washington e Teheran. La verità è che il prezzo della benzina è diventato il termometro di un’incapacità politica cronica.

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Non è solo questione di geopolitica, è un prelievo forzoso che avviene ogni mattina alla pompa, litro dopo litro, sotto lo sguardo impotente di un’Unione Europea che, fedele al suo copione più logoro, si scopre frammentata e priva di una visione d’insieme proprio quando servirebbe un comando unico.

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In Italia, il governo ci propina la narrazione delle “accise mobili”. Un concetto che sulla carta è quasi affascinante, con quell’idea di usare il maggiore gettito IVA generato dai rincari per tagliare le tasse fisse su benzina e diesel. Suona bene. Peccato che, nella realtà dei fatti, questo meccanismo sia più simile a un miraggio. Per attivarlo serve un decreto ministeriale, occorre che il caro-carburante si cristallizzi su base bimestrale e che i dati collimino con le stime del DEF.

Nel frattempo, lo Stato che fa? Monitora. Aspetta. Manda qualche ispettore a caccia di speculatori lungo la filiera (i soliti facili colpevoli, la solita caccia al nemico fuori dai palazzi), come se il problema fosse il benzinaio di periferia e non un sistema che fa acqua da tutte le parti.

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Basta però spostare lo sguardo a Est per capire che la timidezza non è l’unica opzione sul tavolo. L’Ungheria e la Croazia hanno scelto la strada del pugno duro, senza troppi complimenti: prezzi bloccati per decreto. Punto e fine della discussione. Nessun’alchimia contabile, solo un limite invalicabile per proteggere il mercato interno. Il Portogallo, invece, ha preferito un approccio più chirurgico, restituendo direttamente ai contribuenti l’IVA incassata in eccesso tramite sconti sul diesel.

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Altrove, come in Germania e nei Paesi Bassi, si assiste quasi rassegnati allo sfondamento della soglia psicologica dei 2 euro, con punte che sfiorano i 2,40 euro al litro in territorio olandese.

Sullo sfondo resta il G7, con la mano ferma sul rubinetto delle riserve strategiche, pronto a intervenire solo se la situazione dovesse precipitare nel baratro. Il risultato finale è un’Europa a geometria variabile, un puzzle impazzito dove ogni nazione insegue la propria soluzione d’emergenza, sperando che i venti di guerra si calmino.