Accise da record: in Italia la metà del pieno finisce nelle casse dello Stato

Grazie al rapporto Facile.it ecco come le accise e le tasse rendono il carburante italiano tra i più cari d’Europa e pesano su guidatori e famiglie.
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Qualcuno potrebbe ancora pensare che il costo del carburante sia colpa del petrolio, ma gli esperti di Facile.it hanno evidenziato una situazione, tutta italiana, che farà piangere molti automobilisti. Se togliessimo di mezzo lo Stato, il prezzo medio per il diesel in Italia sarebbe il terzo più basso d’Europa.

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Purtroppo, però, la realtà è che alla stazione di servizio paghiamo una struttura dei costi, grazie alle accise, che premia l’Italia con un primato negativo. Abbiamo infatti la tassazione più elevata del Continente.

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Con il riallineamento delle imposte erariali scattato a inizio anno, la manovra governativa ha deciso di dare un colpo al cerchio e uno alla botte. Abbiamo assistito dalla scorsa settimana a un incremento di 4,05 centesimi per il diesel e una riduzione equivalente per la benzina. L’incidenza di accise e IVA sul gasolio ha raggiunto la soglia psicologica e finanziaria del 59%. In pratica, su un prezzo medio di 1,644 euro al litro, ben 0,969 euro finiscono direttamente nelle casse dell’erario.

Mentre noi versiamo 533 euro di tasse ogni 10.000 km percorsi, i nostri vicini (e meno vicini) europei se la ridono. Stando al rapporto di Facile.it n Germania il prelievo si ferma a 494 euro, in Svezia a 364 euro e in Spagna, vera terra promessa dell’automobilista, l’esborso scende a 341 euro, il 36% in meno rispetto alla nostra Penisola.

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La classifica UE delle accise parla chiaro. L’Italia svetta al 59%, seguita dalla Slovenia al 57%, mentre la Bulgaria chiude la fila con un “onesto” 43%. Questa rimodulazione avvenuta con l’arrivo del 2026 non è esattamente un regalo di Natale posticipato. Poiché in Italia il consumo di gasolio è nettamente superiore a quello della benzina, il calo di quest’ultima (ora a 1,654 euro al litro) è solo una consolazione parziale.

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L’aggravio economico complessivo per la collettività dei guidatori è stimato in oltre 550 milioni di euro ogni anno. Una condizione di svantaggio strutturale che non solo svuota le tasche delle famiglie e di molti lavoratori, ma condiziona pesantemente le strategie produttive dei marchi automobilistici e la competitività dell’intero sistema dei trasporti nazionale.