Molte persone hanno ormai le idee chiare. È importante passare all’auto elettrica a tutti i costi per salvare il pianeta. Prima, però, è anche bene dare un’occhiata a cosa succede dietro i cancelli di certi stabilimenti. In questo caso, dobbiamo parlare di Szeged, in Ungheria. BYD corre per piantare la sua bandierina in Europa e schivare i dazi di Bruxelles, per questo ha puntato sul Paese nell’Europa dell’est.
L’organizzazione China Labor Watch (CLW) avrebbe recentemente scoperchiato un vaso di Pandora che puzza di Medioevo. Sembra descrivere non una fabbrica, ma un girone dantesco. Turni da 14 ore, settimane lavorative di sette giorni su sette e stipendi che arrivano con tre mesi di ritardo, se arrivano.

Cinquanta operai cinesi, intervistati in un’indagine arrivata online proprio questa settimana, hanno raccontato l’inferno: costretti a mentire agli ispettori su orari che superano le 70 ore settimanali e spediti in cantiere con visti d’affari anziché permessi di lavoro. In pratica, dei fantasmi senza assistenza sanitaria, prigionieri di una barriera linguistica che li isola dal mondo e di “commissioni di reclutamento” che riportano alla schiavitù.
BYD gioca a scaricabarile con la solita destrezza, nascondendosi dietro una ragnatela di subappalti come la AIM Construction Hungary KFT. È uno schema che si ripete, un vizio di forma che BYD si porta dietro dal Brasile, dove a Camacari gli ispettori hanno trovato condizioni fotocopiate: sovraffollamento, passaporti sequestrati e salari congelati.
In Brasile BYD era finita nella Lista Suja, il registro del lavoro forzato, con la possibilità di perdere i rubinetti dei finanziamenti statali, salvo poi rientrare in gioco grazie al licenziamento del responsabile ministeriale della lista nera (imprevisti che capitano, no?). Ma in Europa il prezzo del “progresso” è stato ancora più alto. A febbraio 2026 un operaio è morto sul campo a Szeged.

Viktor Orbán, il grande sponsor degli investimenti cinesi e di CATL, è stato spazzato via dalle elezioni. Il suo successore, Peter Magyar, non sembra intenzionato a fare sconti. La musica è diversa: volete investire? Rispettate le leggi ungheresi, la sicurezza e i lavoratori. Perché se il piano per aggirare le tariffe UE passa attraverso il calpestamento dei diritti umani, allora il conto da pagare sarà salatissimo.
