BYD Flash Charge: 9 minuti per la ricarica, qualche anno per convincere tutti

La batteria Blade di seconda generazione di BYD promette la ricarica dal 10% al 97% in 9 minuti. Il CTO Huajun risponde agli scettici e attacca CATL.
byd Flash Charge

La guerra delle batterie non si combatte più soltanto sull’autonomia. Con il mercato NEV (veicoli a nuova energia) cinese che ha superato il 60% di presenza interna, il campo di battaglia si è spostato su un terreno più specifico, ovvero su quanto veloce sia la ricarica, e a quale costo fisico per la chimica interna della cella.

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BYD ha scelto di rispondere con la batteria Blade di seconda generazione e con una tecnologia che ha chiamato “Flash Charge”. I numeri sono quelli che di solito si stenta a credere: dal 10% al 97% in nove minuti con una colonnina da 1.500 kW (quindi, in ogni caso, una colonnina molto speciale). Anche a -30°C, la stessa operazione richiede soltanto tre minuti in più. Il corollario infrastrutturale è la strategia “Flash Charge China”, con l’obiettivo di 20.000 stazioni di ricarica rapida entro fine anno, e al 6 maggio ne erano già operative quasi 6.000.

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A difendere tutto questo è Sun Huajun, CTO della divisione batterie di BYD, che in un’intervista ha affrontato direttamente le critiche del settore. Perché di critiche ce ne sono, e non sono banali. Caricare a quella velocità genera calore, e il calore oltre i 65-70°C rischia di danneggiare il film SEI, quella sottilissima interfaccia elettrochimica da cui dipendono durata e sicurezza della cella.

Sun ha liquidato queste obiezioni come radicate in “esperienze obsolete”: ogni volta che la velocità di ricarica è aumentata, da 1C a 2C, poi a 5C, qualcuno ha detto che la batteria ne avrebbe risentito. Ogni volta si è dovuto ricredere.

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La struttura simmetrica della Blade e il sistema di raffreddamento a doppia superficie, spiega BYD, offrono una gestione del calore strutturalmente diversa rispetto alle architetture tradizionali. L’azienda dichiara oltre 1.000 cicli completi di ricarica rapida effettuati prima della produzione di massa.

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Il secondo fronte è più squisitamente politico. CATL aveva definito l’utilizzo del litio ferro fosfato su veicoli di fascia premium un “peggioramento”. Sun ha risposto portando come esempio la Yangwang U9, supercar che monta proprio tecnologia LFP. La domanda che ha posto è quella giusta: chi decide cosa sia “premium”? Un fornitore di batterie che ragiona in termini di densità energetica, o il cliente che valuta ricarica, sicurezza e comportamento dinamico? La filosofia di BYD è netta: “La sicurezza è il lusso per eccellenza.”

Sul futuro, Sun non promette miracoli immediati. La densità energetica attuale dei sistemi LFP resta attorno ai 130-140 Wh/kg, ma l’azienda continua a lavorare su anodi agli ioni di sodio, stato solido e tecnologie senza litio. La convinzione è che la ricarica ultra-rapida alzerà la barriera d’ingresso per l’intero settore.