BMW: senza la Cina, i costruttori tedeschi rischiano grosso

Nonostante le vendite siano in forte calo, il CEO di BMW continua a credere che senza la Cina i costruttori tedeschi rischiano grosso.
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Il CEO di BMW, Oliver Zipse, ha affermato che il futuro dei costruttori tedeschi passa dalla Cina, e ignorare il primo mercato automobilistico del mondo avrebbe conseguenze economiche pesanti e durature. Non è solo una questione di volumi di vendita, perché la Cina è diventata anche uno dei centri nevralgici dell’innovazione automobilistica globale e restarne fuori significherebbe perdere terreno su entrambi i fronti.

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Il messaggio arriva in un momento in cui il rapporto tra Europa e Cina sul fronte automotive è tutt’altro che semplice. Da un lato Bruxelles ha introdotto dazi e misure restrittive per frenare l’avanzata dei marchi cinesi, che nonostante tutto continuano a guadagnare terreno a livello globale con circa 150 marchi attivi sul mercato, anche se solo tre, BYD, Li Auto e NIO, risultano davvero redditizi.

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Dall’altro, Berlino sembra voler seguire una strada diversa. Zipse parteciperà alla prossima visita ufficiale del cancelliere Friedrich Merz a Pechino insieme ad altri importanti leader industriali con l’obiettivo di rafforzare i legami economici e tecnologici con il principale partner commerciale della Germania. Un approccio simile a quello adottato dal premier britannico Keir Starmer, che sta cercando di consolidare i rapporti con la Cina mentre le politiche commerciali di Donald Trump continuano a creare tensioni tra le grandi potenze economiche.

La guerra commerciale avviata da Washington ha reso più fragili gli equilibri degli scambi globali e ha spinto le aziende europee a cercare di evitare l’isolamento. Per Zipse l’innovazione nel settore auto nasce dal confronto continuo con i mercati più dinamici, e oggi la Cina è al centro di questo ecosistema.

Il paradosso è che proprio in quel mercato i costruttori tedeschi stanno attraversando una fase molto complicata. Le vendite di BMW, Volkswagen e Mercedes sono in forte calo, messe sotto pressione da marchi locali sempre più competitivi che offrono veicoli elettrici avanzati a prezzi spesso imbattibili, sostenuti da investimenti pubblici enormi e da uno sviluppo rapidissimo nel software di bordo e nella guida autonoma.

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La concorrenza ha innescato una guerra dei prezzi che sta comprimendo i margini dei costruttori stranieri e in diversi ambiti chiave della mobilità elettrica i gruppi europei si trovano in ritardo rispetto ai rivali asiatici, che lavorano su piattaforme dedicate più moderne e più in linea con quello che il mercato locale si aspetta.

Eppure, nonostante tutto questo, i costruttori tedeschi continuano a investire massicciamente in Cina. Perché andarsene oggi vorrebbe dire rinunciare non solo a volumi fondamentali per i bilanci, ma anche a uno dei mercati di innovazione più importanti dell’intero settore automobilistico mondiale. E questo, per chi vuole restare competitivo, non è un lusso che ci si può permettere.