La Gran Bretagna ha appena scoperto, con circa un decennio di ritardo rispetto al resto del mondo, che le batterie per veicoli elettrici non si materializzano per magia nei magazzini. Il rapporto Britain’s Battery Solution, pubblicato dalla UK Gigafactory Commission ha lanciato l’allarme: serve una produzione nazionale di batterie, e serve ieri.
I numeri, almeno quelli, sono chiari. Il settore automotive britannico vale 22 miliardi di sterline e sostiene 800.000 posti di lavoro. Peccato che questo gigante industriale sia “dipendente dalle importazioni, esposto a costi più elevati e a rischio di perdita di competitività”. In sostanza, è vulnerabile come un castello di carte in una tempesta. Negli ultimi dieci anni, il comparto si è ridotto di un terzo. Un terzo. Come se niente fosse.

Le ragioni del tracollo, innanzi tutto vedono una catena di approvvigionamento fragile, sottovalutata, abbandonata a se stessa mentre altrove, Cina in testa, ma anche Europa continentale, si costruivano gigafactory come fossero parcheggi. Ora che l’Unione Europea impone nuove regole di origine e requisiti più severi sui materiali riciclati, il Regno Unito si trova con le spalle al muro. O si costruiscono batterie in casa, o si pagano dazi pesantissimi sulle esportazioni. Un ricatto.
Lord Hutton of Furness, presidente della Commissione, lo ha detto senza troppi giri di parole: “Le batterie non sono più solo una questione tecnologica o energetica: sono un imperativo strategico nazionale”. Si è capito tardi, malissimo, e adesso si corre ai ripari. La soluzione proposta è un approccio tripartito: produttore di veicoli, fabbrica di celle e fornitore di materiali devono collaborare strettamente. Un modello di filiera integrata che altrove è già operativo da anni.

Intanto, le vendite di veicoli elettrici nel Regno Unito hanno superato le 470.000 unità nel 2025, con le auto a basse emissioni che rappresentano ormai metà del mercato. Il Mandato sui Veicoli a Emissioni Zero (ZEV) sarà probabilmente centrato da tutti i produttori. Peccato che le batterie, quelle vere, continuino ad arrivare da fuori. Per ora.
