Le batterie allo stato solido iniziano ad arrivare sul mercato con diversi costruttori cinesi e realtà emergenti come Donut Lab che ne annunciano l’introduzione già nel corso del 2026 o al più tardi entro il 2027, ma la distanza tra le applicazioni pionieristiche e una diffusione capace di incidere davvero sul mercato resta considerevole.
A sottolinearlo è stato Ouyang Minggao, membro dell’Accademia delle Scienze cinese e professore alla Tsinghua University, secondo cui le previsioni sull’adozione di questa tecnologia vengono spesso trattate con eccessiva superficialità rispetto alla complessità delle sfide ancora aperte.
Batterie allo stato solido: ci vorrà più tempo del previsto per la diffusione

Marchi come Chery, Geely, Eve Energy e Toyota parlano già apertamente dell’arrivo delle prime celle allo stato solido nei prossimi mesi e sul piano tecnico i progressi sono innegabili. Questa tecnologia promette autonomie superiori ai 1.000 chilometri, tempi di ricarica sensibilmente più rapidi, maggiore sicurezza e una durata operativa più lunga rispetto alle attuali soluzioni agli ioni di litio.
Secondo Ouyang, tuttavia, le prime batterie propriamente definibili allo stato solido, ovvero quelle in cui elettrolita liquido e separatore vengono interamente sostituiti da materiali solidi, potrebbero comparire su modelli di serie tra il 2026 e il 2027, ma per raggiungere anche solo l’uno per cento di quota di mercato potrebbero essere necessari dai cinque ai dieci anni.
Gli ostacoli che separano questa tecnologia dalla produzione in grande serie sono ancora numerosi e riguardano tanto l’aspetto tecnico quanto quello economico. Tra i principali figurano l’elevata resistenza interna tra le interfacce solide della cella, il rischio di formazione di dendriti di litio, i limiti nei cicli di vita e soprattutto costi di produzione ancora troppo alti per un’applicazione su larga scala. Lo stesso Ouyang ha precisato che, allo stato attuale, queste batterie non possono neppure essere considerate del tutto sicure, poiché restano diversi problemi irrisolti che richiedono ulteriore sviluppo.

Nel breve periodo appare dunque più realistico un percorso di transizione graduale, in cui le batterie semisolide potrebbero giocare un ruolo da apripista. Secondo quanto riportato da MotoriCina.it, infatti, si tratta di una soluzione intermedia a cui sta già lavorando MG, che porterà in Europa entro la fine del 2026.
Parallelamente, i produttori continueranno a investire sulle tradizionali batterie agli ioni di litio, in particolare sulle LFP al litio-ferro-fosfato, oggi molto diffuse tra i marchi cinesi per il loro equilibrio tra costi contenuti, affidabilità e semplicità produttiva.
A queste si affianca poi la tecnologia delle batterie al sodio, che proprio nel 2026 potrebbe vedere i primi impieghi reali grazie soprattutto a CATL, intenzionata a sfruttarne i vantaggi in termini di prestazioni nei climi estremi e di minore dipendenza dal litio, pur con densità energetica e autonomia ancora inferiori rispetto alle soluzioni più avanzate.
