C’è (forse) qualcosa di esilarante nel vedere l’industria automobilistica europea festeggiare una crescita prevista dell’1-2% come se fosse il ritorno trionfale dalla guerra. Eppure, dopo il disastro del 2025, fatto di margini strangolati, normative ambientali che sembrano scritte per far chiudere le fabbriche, anche un timido segno più diventa motivo di ottimismo. Perché quando il fondo è così in basso, qualsiasi cosa che non sia il collasso sembra una rinascita.
Gli analisti di Automotive News Europe ci spiegano che il 2026 potrebbe essere l’anno della svolta. O almeno della pausa. Mentre Stati Uniti e Cina si preparano a un calo delle vendite, l’Europa diventa improvvisamente attraente. Non perché sia cresciuta, sia chiaro, ma perché è “prevedibile”. Una parola che un tempo sarebbe stata un insulto e che oggi suona come una benedizione. Il Vecchio Continente, insomma, è diventato l’unico posto dove i produttori tradizionali sanno ancora che pesci pigliare.

A beneficiare di questa timida ripresa saranno soprattutto i marchi che hanno puntato sui volumi elevati e sulle auto economiche. Quelli che per anni sono stati tacciati di banalità, mentre i premium si pavoneggiavano con margini stellari. Ora i ruoli si sono invertiti: Porsche e BMW arrancano, mentre Volkswagen, criticata per decenni come pachiderma lento, raccoglie finalmente i frutti della sua faticosa ristrutturazione. Audi pesa meno sui bilanci del gruppo, gli sforzi per tagliare costi stanno funzionando.
Anche Stellantis mostra segnali incoraggianti in Europa, anche se resta pericolosamente esposta al mercato nordamericano. Renault, dal canto suo, gioca la carta dell’elettrico con investimenti massicci che dovrebbero sostenere le vendite. Dovrebbero, certo. Perché nel frattempo la redditività ne soffre. Ma tant’è, meglio vendere in perdita che non vendere affatto, sembra essere il nuovo mantra.

Nel 2026, dunque, “sopravvivere” sarà già abbastanza. E se l’industria automotive europea riesce a chiudere l’anno con un modesto segno più, sarà festa grande. Brindisi sobri, ovviamente.
