Europa centro nevralgico dell’elettrico: tutti gli altri hanno rallentato

L’Europa guida la crescita dei veicoli elettrici con vendite record e incentivi mirati: scopri i dati e le tendenze del mercato 2025.
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Per anni abbiamo guardato l’Europa come quel corridore che, mentre gli altri scattavano sui veicoli elettrici, si fermava a riflettere su cosa e come fare meglio. Ma nel 2025, il baricentro dell’elettromobilità sembra aver deciso di traslocare ufficialmente sotto le stelle dell’Unione Europea. Anche perché, nel frattempo, altri grandi attori hanno già corretto il proprio ottimismo elettrificato.

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Secondo i dati di Rho Motion e Benchmark Minerals Intelligence, il mercato globale ha toccato quota 20,7 milioni di veicoli elettrici venduti (+20%), ma la vera sorpresa è il Vecchio Continente, diventato improvvisamente la regione più dinamica del pianeta con una crescita del 33% e 4,3 milioni di unità piazzate.

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Bruxelles avrebbe infatti capito che la rigidità estrema portava solo mal di testa industriali. Allentando la morsa sugli standard CAFE e spalmandone l’applicazione tra il 2025 e il 2027, l’Europa ha dato respiro ai produttori. Se a questo aggiungete il ritorno mirato degli incentivi all’acquisto, il risultato è stato evidente. Le vendite di auto 100% elettriche sono balzate del 31%, mentre le ibride plug-in hanno messo a segno un notevole +38%.

I pilastri di questa rinascita sono i soliti protagonisti del Continente, ma con numeri da capogiro. La Germania, potenza industriale che sembrava smarrita, con futuro ancora tutto da scrivere, ha segnato un incredibile +48% nelle vendite di auto a batteria. Il Regno Unito ha tenuto botta con un +27% e la Francia, tra un’incertezza e l’altra, ha chiuso a +12% grazie ai sussidi dell’ultimo minuto.

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Mentre l’Europa si gode quasta sorta di momento di gloria, il resto del mondo sembra aver bisogno di una ricarica. In Nord America, l’eliminazione degli incentivi federali ha portato a un calo del 4%. Persino in Cina, pur restando il mercato più grande con 12,9 milioni di pezzi, la crescita è rallentata al 17%, vittima di una saturazione post-sussidi.

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Il 2026 si preannuncia più riflessivo, con una crescita prevista intorno al 14%, segno che il mercato sta entrando in una fase di maturità. L’Europa oggi non è più il territorio dei vincoli retorici, ma un polo di attrazione dove i produttori cinesi sbarcano per assicurarsi i volumi. La palla, però, deve passare adesso ai marchi storici europei.