Il Canada ha appena preso una decisione destinata a far discutere, soprattutto negli Stati Uniti. Ottawa ha infatti scelto di allentare i dazi sulle auto elettriche prodotte in Cina in cambio di concessioni sul fronte agricolo. Una mossa che rompe gli equilibri nordamericani e che, paradossalmente, potrebbe favorire più i marchi occidentali che quelli cinesi.
L’accordo prevede l’importazione annuale di circa 49.000 veicoli elettrici provenienti dalla Cina con una tariffa ridotta al 6,1%, contro il 100% che di fatto ne bloccava l’ingresso. L’idea diffusa era che questa apertura avrebbe spalancato le porte a una marea di modelli low cost sconosciuti, ma la realtà è ben diversa. I primi a sorridere sono marchi che conosciamo molto bene.

Tesla, per esempio, è tra i principali beneficiari della decisione. In passato il marchio di Elon Musk importava dal suo stabilimento di Shanghai migliaia di Model 3 e Model Y destinate al mercato canadese, prima che le barriere doganali rendessero l’operazione poco conveniente. Ora quello scenario torna attuale, con costi di produzione nettamente inferiori rispetto agli impianti nordamericani o europei.
Situazione simile per il gruppo Geely, che controlla Volvo, Polestar e Lotus. Tutti marchi già omologati per il Nord America e quindi pronti a sfruttare subito il nuovo contesto. Il caso più emblematico è quello di Lotus: il SUV elettrico Eletre, prodotto in Cina, potrebbe vedere un drastico taglio dei prezzi, con riduzioni che secondo alcune stime potrebbero arrivare fino al 50%. Anche Polestar, che aveva dovuto riorganizzare in fretta la propria produzione per aggirare i dazi, può ora respirare.

Dietro questa scelta c’è però una strategia più ampia. Il Canada ha accettato di aprire alle auto cinesi in cambio di agevolazioni sulle esportazioni agricole, in particolare sulla colza. Inoltre il governo ha promesso procedure di omologazione più rapide per facilitare l’arrivo di nuovi modelli. Inoltre, entro il 2030, metà delle vetture importate con questo sistema dovrà avere un prezzo inferiore ai 35.000 dollari canadesi. L’obiettivo è riportare sul mercato auto elettriche davvero accessibili, una fascia ormai quasi abbandonata dai costruttori occidentali.
La scelta segna quindi una rottura con la linea americana, anche se ultimamente Trump pare aver cambiato idea sulle case cinesi. In attesa di scoprire cosa faranno gli Stati Uniti, il Canada punta sul libero scambio, accettando il rischio di una concorrenza più aggressiva. Nel breve periodo i consumatori potrebbero trarne vantaggio, ma resta da vedere come reagirà l’industria locale quando i marchi cinesi o quelli occidentali che producono in Cina inizieranno a farsi sentire sul serio. Nel frattempo anche Unione Europea e Cina pare che si siano riavvicinate.
