100.000 posti, quattro stabilimenti: il conto di Volkswagen ammonterebbe a 16 miliardi

Volkswagen quantifica la sua ristrutturazione storica: 16 miliardi di euro, 100.000 posti tagliati, quattro stabilimenti elettrici in bilico.
Volkswagen, Zwickau

Una cifra spaventosa sarebbe trapelata. Volkswagen si prepara a pagare per smantellare se stessa e ricostruirsi da capo alla modica spesa di 16 miliardi di euro. La ristrutturazione avrebbe fatto male, molto male, lo si sapeva.

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La stima, rivelata a Reuters da una fonte interna e non confermata ufficialmente dal gruppo, quantifica per la prima volta il costo reale della più grande ristrutturazione nella storia della casa automobilistica tedesca.

Circa dieci miliardi andrebbero in liquidazioni e indennità legate al taglio di 60.000 posti di lavoro in tutto il mondo. Il resto se lo dividerebbero quattro stabilimenti tedeschi che Volkswagen non riesce più a giustificare economicamente, un miliardo ciascuno per Emden e Zwickau, due miliardi ciascuno per Hannover e Neckarsulm.

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Volkswagen, Zwickau

Il consiglio di sorveglianza ha approvato il piano il 3 settembre, all’unanimità e con un giorno di anticipo. Voto compatto, ma ottenuto dopo mesi di trattative al limite dello strappo. A luglio i rappresentanti dei lavoratori avevano bloccato la proposta di Blume, esercitando il potere che la cogestione tedesca garantisce loro, metà dei seggi del consiglio. L’ad aveva poi scritto direttamente al personale, avvertendo di uno svantaggio di costi del 20% rispetto ai concorrenti.

Il piano aggiunge altri 50.000 tagli entro il 2030 ai 50.000 già concordati con i sindacati a fine 2024. Totale cumulativo, circa 100.000 posti, pari all’8% della forza lavoro globale del gruppo, che a fine 2025 contava 667.164 dipendenti. Entro il 2035 la gamma veicoli verrà dimezzata, e il gruppo ammette una sovraccapacità produttiva europea di oltre 500.000 unità l’anno.

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Volkswagen, Zwickau

Il paradosso è che i quattro impianti nel mirino non sono reliquie della vecchia industria. Zwickau è stato interamente convertito all’elettrico nel 2020 e produce ID.3 e ID.4, Emden assembla ID.4 e ID.7. Hannover sforna l’ID.Buzz, Neckarsulm, stabilimento Audi, costruisce e-tron GT e A6 e-tron. Ciascun sito ha tempo fino a giugno 2027 per presentare un piano produttivo alternativo. Dopo il 2031, senza alternative valide, la chiusura diventa formalmente percorribile.

Il modello da replicare è Osnabrück: il 7 settembre Volkswagen ha ceduto quello stabilimento alla Bassa Sassonia e al fondo Aurelius, con Rafael Advanced Defence Systems, produttore dell’Iron Dome israeliano, come primo partner industriale. Un accordo che potrebbe salvare 1.400 dei 1.800 posti. La presidente del consiglio di fabbrica Daniela Cavallo ha votato sì anche al pacchetto del 3 settembre, ottenendo che le garanzie contro i licenziamenti forzati fino a fine decennio restassero in vigore.

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Blume ha avvertito che anche 50.000 tagli aggiuntivi potrebbero non bastare. A quel punto, se il piano riesce a metà, chi paga il conto della seconda metà?