Per la VDA alcuni stabilimenti non resisteranno a lungo: Europa in modalità sopravvivenza

L’auto europea taglia posti e chiude stabilimenti. Intanto SAIC apre in Spagna. Il VDA lancia l’allarme: la ristrutturazione è appena cominciata.
fabbrica volkswagen

L’Europa dell’auto non sta attraversando semplicemente un momento di crisi, sta attraversando una ristrutturazione. Hildegard Müller, presidente del VDA, l’associazione tedesca dei produttori automotive, lo ha detto chiaramente a Bloomberg Television: non tutti gli stabilimenti produttivi europei rimarranno aperti. La situazione che si discute in casa Volkswagen, ha spiegato, è la stessa che riguarda l’intero comparto. Programmi di ristrutturazione, tagli, chiusure, ormai, saranno la regola.

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Volkswagen è il caso più visibile, ma non il solo. Insieme a Stellantis, il gruppo di Wolfsburg si trova da anni a fare i conti con costi energetici e del lavoro tra i più alti al mondo, normative sempre più stringenti e una pressione competitiva che arriva da est.

fabbrica volkswagen

Le indiscrezioni sulle intenzioni di Volkswagen parlano di quattro stabilimenti tedeschi a rischio chiusura e di circa 100.000 posti di lavoro in bilico. Se confermata nelle dimensioni prospettate, sarebbe la più grande ristrutturazione mai registrata nell’industria automobilistica globale. Un primato che nessuno voleva.

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I produttori cinesi, nel frattempo, hanno i propri piani di espansione in atto. SAIC Motor ha annunciato il mese scorso la costruzione del primo impianto produttivo nell’Unione Europea: sarà in Galizia, nel nord della Spagna, con un investimento iniziale di circa 200 milioni di euro. Lo stabilimento sorgerà nel porto esterno di Ferrol, affiancato da un polo logistico ad As Pontes de García Rodríguez. Obiettivo 120.000 veicoli l’anno, con il progetto che ha già ottenuto lo status di iniziativa industriale strategica dalla regione.

saic motor

L’Europa sta elaborando risposte attraverso l’Industrial Accelerator Act, con norme “Made in Europe” pensate per favorire chi produce nel continente. Ma l’iter è lungo, la norma non è ancora approvata, e nel frattempo i cinesi firmano contratti nel Continente.

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Müller ha proposto anche una soluzione inattesa, ovvero quella di aprire gli stabilimenti europei ai concorrenti stranieri per salvaguardare i posti di lavoro. Un’idea che suona pragmatica quanto controintuitiva: invitare il rivale a casa propria pur di tenere accese le linee di montaggio.

Quanto tempo ha ancora l’Europa per decidere cosa vuole fare da grande nell’automotive? I cinesi, a quanto pare, hanno già risposto per lei.