Un progetto da tre milioni di dollari per una Ferrari che doveva andare piano. Si può riassumere già così la storia della Mondial decisamente fuori dagli schemi (non che l’originale fosse una supercar acclamatissima).
Nel 1987 Maranello costruì la Mondial T PPG Pace Car, esemplare unico creato per la serie americana CART IndyCar. Il compito era scortare le monoposto a passo d’uomo, o quasi. Costò circa 1 milione di dollari dell’epoca, che oggi, con l’inflazione di mezzo, sono più o meno 3 milioni. Dopo decenni di silenzio, è riemersa dalla Collezione Custodi.
Il debutto avvenne a Laguna Seca, in California, e la prima sorpresa fu il nome che mancava sul progetto. Via Pininfarina, il partner storico, e dentro l’Istituto I.DE.A di Torino, più abituato a disegnare sobrie utilitarie Fiat che sogni a otto cilindri. Una scelta che a Maranello, evidentemente, sembrò una buona idea.
La cura fu radicale. Passo allungato, musi e code ridisegnati per l’aerodinamica, e una fascia orizzontale ondulata a cucire le sezioni della carrozzeria, con i lampeggianti di sicurezza annegati direttamente nella scocca. Dentro, Kevlar e pelle scamosciata, volante su misura e plancia tutta rivolta al pilota.
Sotto il cofano lavorava un V8 aspirato da 3,4 litri da 300 CV, abbinato a un cambio ZF trasversale a cinque marce preso dalla Tipo F119D. Lo stesso motore sarebbe poi finito sulla 348 TB. Per la sicurezza, sospensioni autolivellanti a controllo elettronico, elementi in fibra di carbonio, raffreddamento forzato dei freni e batterie extra per tenere accese le luci d’emergenza senza tregua.
Il copione prevedeva curve a 105-110 km/h e punte massime tra i 210 e i 225 km/h, quanto basta per non farsi staccare dalle monoposto. Tra il 1988 e almeno il 1991 la Mondial T PPG Pace Car si guadagnò la fama di uno dei veicoli meno affidabili dell’intera flotta.
Dopo il ritiro fu venduta all’asta nel 2004, poi esposta al Museo Ferrari di Maranello nel 2013. Oggi riposa come testimonianza del design sperimentale di fine anni Ottanta.



