Stellantis ha ottenuto in Francia il via libera per la sua rete di centri di demolizione. A coordinarla c’è Valorauto, e il risultato è arrivato due anni dopo il primo sì al sistema individuale per i veicoli a fine vita.
Quanti siano i centri coperti dall’autorizzazione, Stellantis non lo dice. La rete, a inizio 2024, contava 300 partner e puntava a quota 800 entro fine anno. Dal 300 all’800 si arriva con una buona dose di ottimismo. Se ci si è arrivati davvero, sarà presto facile comprenderlo.
Costruttori e importatori sono responsabili dell’organizzazione e del finanziamento del fine vita dei veicoli che immettono sul mercato. Due le strade, aderire a un’organizzazione ecologica accreditata oppure costruirsi un sistema in casa. Stellantis ha scelto di fare da sé, con un obbligo di copertura che include i dipartimenti e le regioni d’oltremare, oltre a Saint-Martin e Saint-Pierre-et-Miquelon.
Il perno è Valorauto, che coordina i centri e offre ai proprietari una via d’uscita per l’auto da rottamare. Sulla piattaforma valorauto.com si avvia la pratica, dalla richiesta fino al trattamento in un centro autorizzato. Il ritiro del veicolo completo è gratuito, così come la rimozione dal luogo di parcheggio. Il pacchetto include anche la burocrazia della demolizione, certificato compreso, la depurazione e lo smantellamento. Per i casi spinosi, come i documenti smarriti o una successione ereditaria, c’è un supporto dedicato.
La tracciabilità, poi, non è un dettaglio. Stellantis vuole dare battaglia alle reti di smantellamento illegale e ripulire i territori d’oltremare dai veicoli abbandonati.
L’altra metà della storia, qui, è industriale. Un’auto a fine vita è una miniera di componenti da riutilizzare o rigenerare, più materie prime secondarie. Tutto rientra nella strategia SUSTAINera, che mette insieme rigenerazione, riparazione, riutilizzo e riciclo. I pezzi originali recuperati tornano in circolo o vengono ricondizionati, il resto prende la strada degli impianti di riciclo.
Una rete identificata e coordinata rende più semplice seguire il flusso e riportarlo nel post-vendita o in produzione. In definitiva, quindi, Stellantis ha trovato il modo di far fruttare anche le auto che non vogliono più saperne di girare.


