Peugeot e Pininfarina hanno intrecciato più volte i loro nomi, con creature automobilistiche di grande pregio stilistico. Nel ricco e glorioso legame tra il marchio del “leone” e la carrozzeria torinese si ritaglia il suo spazio una vettura particolare, le cui vicende hanno dei contorni misteriosi, al punto da farne quasi un vero e proprio enigma.
Stiamo parlando della Peugeot 504 Riviera, un’audace ed elegantissima shooting brake a tre porte presentata nell’autunno del 1971, al Salone dell’Auto di Parigi. Il suo approccio visionario ne faceva un’idea creativa troppo avanti per i suoi tempi. In qualche modo fu la precursora delle moderne station wagon sportive, eleganti e multifunzionali.
Pininfarina agì in modo autonomo, con un proposito chiaro: partire dal grande successo delle Peugeot 504 berlina, coupé e cabriolet per plasmare un concetto automobilistico del tutto nuovo. Nacque così la Riviera, che rielaborava l’auto di partenza, per conferirle l’architettura di una familiare dall’aspetto dinamico.
L’esito degli sforzi? Una shooting brake di grande presa emotiva, pensata per il tempo libero e per gli amanti del golf. La proposta fu sottoposta all’attenzione dei manager della casa francese, con la speranza che potesse tradursi in un prodotto da listino, ma ragioni di calcolo prevalsero sulla bellezza estetica, impedendo il suo sviluppo in chiave commerciale. Non sempre il fascino trova alleanze nei numeri e nelle burocrazie.
Sotto la carrozzeria della Peugeot 504 Riviera continuava a pulsare la meccanica della donor car. La spinta faceva capo a un motore a 4 cilindri in linea a iniezione da 2.0 litri, in grado di sviluppare una potenza massima di 104 CV. Questa energia veniva trasmessa alle ruote posteriori tramite un cambio manuale a 4 rapporti.
L’auto del “leone” offriva prestazioni interessanti, ma era il design a lasciare a bocca aperta. All’esterno, la linea della Peugeot 504 Riviera era caratterizzata da vetri laterali curvi, una coda affusolata e un impercettibile spoiler sul tetto. Molto riuscite le alchimie volumetriche. Nell’abitacolo spiccavano i rivestimenti in pelle color crema con dettagli a contrasto neri, mentre il bagagliaio sfoggiava un lussuoso fondo in legno di noce rifinito con guide in alluminio.
Abbattendo i sedili posteriori si otteneva un piano di carico perfettamente orizzontale, che aumentava la capienza. Pininfarina seppe ancora una volta coniugare lo stile alla funzionalità: questa è la ricetta del design, interpretato nell’accezione migliore. Come già scritto, a dispetto della bellezza della proposta, la casa madre decise di non dare il via alla produzione in serie della Peugeot 504 Riviera, relegandola al suolo di prototipo unico.
Dopo il debutto parigino e le presenze nei vari saloni internazionali, le tracce della Riviera iniziano a farsi misteriose. Sembra quasi che l’esemplare sia svanito nel nulla. L’ultima apparizione documentata risale al Salone di Barcellona del 1972, dove la vettura fu esposta con una carrozzeria ridipinta in una tinta più scura rispetto a quella del debutto.
Venduta in Spagna subito dopo l’evento, la Peugeot 504 Riviera è letteralmente scomparsa dai radar. Si dice che sia finita nel garage di un collezionista di quel Paese o della Germania, ma sono semplici ipotesi, perché di fatto è come se si fossero smarrite le tracce. A infittire il mistero che circonda questa familiare ci pensa l’incertezza sul numero di esemplari.
Pininfarina ha sempre dichiarato di aver assemblato una sola vettura, mentre altre fonti storiche sostengono che esistessero sia una versione marciante sia un mock-up statico. Non sappiamo se la Peugeot 504 Riviera sia ancora in vita, perché mancano del tutto notizie su di lei. Sebbene l’originale rimanga introvabile, la fascinazione per questo modello non si è mai spenta.
Nel 2022, un facoltoso collezionista britannico ha deciso di dare il suo stile e le sue caratteristiche a una 504 Cabriolet, affidandosi a un atelier di restauratori e artigiani inglesi. Un’opera monumentale durata ben tre anni, ostacolata dalla totale assenza dei progetti e dei disegni tecnici d’epoca. La ricostruzione è stata possibile grazie a un attento lavoro di analisi su fotografie d’epoca e materiale d’archivio, scansioni tridimensionali, modellazione CAD avanzata.
Il risultato? Una replica perfetta e funzionante al 100% che calca nuovamente l’asfalto, ma ci si interroga sulla fine dell’esemplare originale del 1971, fantasma ancora racchiuso tra le pieghe della storia dell’auto.




Fonte | Stellantis
