L’Euro 7 sbarca il 29 novembre. Prezzi del carburante alti, budget in sofferenza, incentivi che cambiano più spesso delle mode sui social: scegliere una macchina nuova nel 2026 era già un rompicapo. Ora arriva anche la sigla che promette di complicare tutto.
Chi la liquida come un “Euro 6 bis” sbaglia. Dopo quasi trent’anni passati a guardare soltanto cosa esce dal tubo di scarico, la normativa allarga lo sguardo a freni, pneumatici e durata delle batterie. Polveri dei freni, usura delle gomme, invecchiamento dei componenti, insomma, l’auto non viene più giudicata solo per come inquina, ma anche per come si consuma.
Il calendario è graduale, ma la prima data è dietro l’angolo. Dal 29 novembre 2026 le nuove omologazioni di auto e veicoli commerciali leggeri dovranno essere in regola. Dal 29 novembre 2027 toccherà a tutti i veicoli nuovi di queste categorie. I mezzi pesanti arriveranno dopo, con scadenze al 29 maggio 2028 per i nuovi modelli e al 29 maggio 2029 per tutti gli altri.
Il conto, chiaramente, come semore, lo pagherà qualcuno, ovviamente. Le stime ufficiali parlano di 90-150 euro in più per una benzina e di 150-300 euro per un diesel. L’industria, che per tradizione preferisce vedere il bicchiere mezzo vuoto, ipotizza rincari tra 200 e 500 euro su certi modelli.
Per chi guida a combustione, il cambiamento è soprattutto di durata: i sistemi di controllo delle emissioni dovranno restare efficaci per circa dieci anni o 200.000 km, ben oltre quanto chiedeva l’Euro 6. Qualche costruttore potrebbe decidere che certi motori poco redditizi non valgono la fatica e metterli in pensione, con gamme più corte e listini più alti. Le auto già in circolazione, però, non diventano fuorilegge.
Sul fronte elettrico e ibrido plug-in la partita si gioca sulla batteria, ed è qui che la norma Euro 7 diventa quasi simpatica. Dopo 5 anni o 100.000 km il pacco dovrà conservare almeno l’80% della capacità iniziale. Tra i 5 e gli 8 anni, o tra 100.000 e 160.000 km, la soglia scende al 72%. In più è previsto il monitoraggio dello stato di salute.
La paura del degrado, il tormentone dell’elettrico per eccellenza, diventa un parametro regolamentato e confrontabile. Per i diffidenti può essere una buona notizia.

