Stellantis ha battuto le attese. Di poco, certo, ma in un anno come questo, anche la cifra di 256 milioni di euro di utile operativo rettificato fa rumore. Gli analisti interpellati da Reuters si fermavano a 191, un anno fa erano 90. La Borsa di Milano ha applaudito: più 5,8% a metà mattinata, titolo a 3,93 euro dopo il 3,71 di martedì.
Prima di stappare, un dettaglio. Il margine operativo rettificato è dello 0,7%. Su 37,6 miliardi di ricavi, in crescita dell’1%, resta poco più che il resto della spesa. La perdita netta si è ridotta del 90%, da 4,5 miliardi a 453 milioni, ma solo perché dodici mesi fa il gruppo aveva messo a bilancio garanzie contrattuali e cancellazioni di programmi come se piovesse.
La cassa di Stellantis continua a scottare. Il flusso di cassa libero industriale è negativo per 4 miliardi, appena 300 milioni meglio di un anno fa. La liquidità, però, c’è: 42,7 miliardi, il 26% dei ricavi, dentro la forchetta 25-30% che l’azienda si è data. Il ritorno al positivo è promesso per il 2027.
Il motore della festa sono i tagli. Le efficienze industriali hanno portato 828 milioni all’utile, tra costi contenuti, meno spese per le norme sulla CO2 e meno garanzie, al netto del rincaro delle materie prime. Antonio Filosa, amministratore delegato, parla di programma che accelera. I numeri gli danno una mano, nel quarto trimestre i risparmi dovrebbero salire a 500-600 milioni, contro i 300 del terzo, sulla strada dei 6 miliardi di efficienze totali, di cui almeno il 40% da incassare entro fine anno.
La geografia racconta due storie. Il Nord America passa da una perdita di 475 milioni a un utile di 64, grazie a prezzi più alti e costi più bassi, anche se le consegne sono calate del 12% a 357.000 veicoli per il fermo produzione che ha pesato soprattutto sulla Jeep. L’Europa fa il percorso inverso: da un utile di 157 milioni a una perdita di 311, margine al meno 2,2%. Spedizioni su del 10%, ricavi su del 3% a 14,1 miliardi, e il conto non torna lo stesso. Si vende di più e si guadagna di meno. Il Sud America, con 431 milioni e il 10,5% di margine, resta il primo della classe.
Tra le voci straordinarie, 587 milioni in tutto, 223 per i richiami degli airbag Takata e 118 di svalutazione sulla partecipazione in Leasys. Per il 2026 la guida è confermata, con ricavi in crescita a una cifra media e margine a una cifra bassa. I dazi pesano per circa un miliardo, 0,6 già pagati. Appuntamento il 10 dicembre a Modena, con il piano FaSTLAne 2030 e la giornata Maserati.

