La Punto non è morta, ma sarebbe stata in pausa da otto anni. Di ritorno dal Salone di Parigi 2026 Arnaud Belloni, a capo di Fiat, Abarth e Lancia, ha accennato la notizia causando inevitabilmente un tonfo fragoroso: Stellantis starebbe davvero valutando il rilancio della Punto, da affiancare alla Grande Panda. Quando un amministratore delegato parla di un nome così, di solito non lo fa per riempire il silenzio.
La Grande Panda ha riportato Fiat nel segmento B, abbandonato con l’uscita di scena della Punto, ed è già il principale motore di crescita del marchio in Europa. In Italia, però, la best-seller resta la Panda classica (o Pandina), che gioca nel segmento A. Il guaio è che tra le utilitarie europee comandano Dacia Sandero e Renault Clio, mentre la regina delle elettriche di segmento B è la Renault 5. Troppa Francia, per i gusti di Torino.
La Grande Panda è un crossover, la Punto di quarta generazione punterebbe a chi la berlina tradizionale la vuole ancora, senza linea del tetto rialzata e senza pose da SUV. Belloni lo ha detto a L’Automobile Magazine: dopo il segmento C, dove Fiat schiererà una rivale diretta della Dacia Striker, tocca al B, e un marchio come quello torinese deve avere una Punto in gamma.
Niente nostalgia, però. Il neo-retrò, ha chiarito, non c’entra. La Clio ha potuto permettersi un restyling radicale proprio perché nessuno sa descrivere “una Clio” se non come berlina di segmento B, e quella libertà vale anche per la Punto.
Nata nel 1993 per sostituire la Uno, è rimasta in listino in Europa fino al 2018, in tre generazioni. L’ultima ha cambiato nome strada facendo, Grande Punto, Punto EVO dopo il primo restyling, da ciò che era semplicemente Punto.
Il resto è terreno di ipotesi. La nuova Punto sarà con ogni probabilità multi-energia, e le versioni completamente elettriche sono praticamente certe. Resta aperto il nodo piattaforma: l’economica Smart Car di Grande Panda e Citroën C3, oppure la più evoluta STLA One, già scelta per la prossima Opel Corsa e per la Peugeot 208?


