Fiat Grizzly e Grizzly Fastback entrano nel dibattito sul “Made in Europe”. I due SUV prodotti a Kenitra in Marocco, potrebbero risentire dei criteri di accesso agli aiuti pubblici proposti da Francia e Germania. L’interrogativo riguarda soprattutto le versioni elettriche: l’esclusione del Paese nordafricano dal perimetro della preferenza europea potrebbe incidere sulla loro competitività.
Stellantis, il nodo Kenitra dietro l’accordo franco-tedesco
Il compromesso raggiunto da Parigi e Berlino lega il sostegno all’industria automobilistica a requisiti più rigorosi riguardo all’origine dei veicoli e dei loro componenti. Marocco e Turchia resterebbero esclusi dal perimetro stabilito: una situazione che potrebbe avere ripercussioni sui costruttori che hanno investito in questi Paesi anche per rifornire il mercato europeo.
Per Stellantis, lo stabilimento di Kenitra rappresenta un sito in cui sono state convogliate risorse ingenti. L’impianto marocchino sta attualmente ampliando la propria capacità produttiva fino a 400.000 veicoli all’anno (esclusi i quadricicli), con un piano che prevede nuove assunzioni e la produzione in loco di motori. L’introduzione dei modelli Fiat Grizzly e Grizzly Fastback aggiunge due nuovi prodotti destinati a sostenere l’espansione del marchio Fiat.
La questione riguarda le condizioni commerciali nelle quali venderli. Una vettura esclusa da determinati incentivi potrebbe risultare meno conveniente rispetto a una concorrente ammessa agli stessi benefici, anche mantenendo un prezzo di listino competitivo. Per le versioni elettriche, ancora sensibili al costo d’acquisto, sarebbe un elemento da considerare.
Ciò non significa che le auto prodotte in Marocco non possano essere vendute all’interno dell’Unione Europea. La questione riguarda l’eventuale accesso a benefici riservati a produzioni riconosciute come europee, mentre le relazioni commerciali sono disciplinate da accordi e norme a sé stanti.
Stellantis ha comunque accolto con favore l’accordo franco-tedesco. Il gruppo sottolinea che l’85% delle autovetture e il 94% dei veicoli commerciali venduti in Europa sono già fabbricati nel continente. La posizione complessiva del costruttore appare dunque diversa da quella di Renault, che dipende in misura maggiore dalle esportazioni dai propri stabilimenti in Turchia e Marocco.
Anche la produzione Stellantis in Turchia, secondo quanto spiegato dall’azienda, è rivolta soprattutto alla regione. Kenitra ha invece un collegamento più diretto con i mercati europei, che i nuovi SUV Fiat sono chiamati a presidiare.
L’ambito geografico, i requisiti applicabili alle diverse tipologie di propulsione e l’eventuale coinvolgimento di paesi partner restano ancora da definire. La dichiarazione congiunta del 16 ottobre delinea, in sostanza, una proposta politica; la Francia e la Germania dovranno confrontarsi con le altre istituzioni europee prima che tali orientamenti possano tradursi in norme operative. Per Kenitra, i fattori decisivi saranno le condizioni definitive per l’accesso al sostegno pubblico e gli eventuali periodi di transizione concessi ai costruttori.


