Fiat 500 conquista i clienti tedeschi, mentre a Mirafiori torna la cassa integrazione. Due notizie che, lette insieme, raccontano quanto sia complicata la situazione dello stabilimento torinese. Nei primi nove mesi del 2026 le immatricolazioni dell’iconica vettura in Germania sono aumentate dell’82 per cento, portandola al primo posto nel segmento A. A Torino, però, i volumi continuano a non garantire la piena attività delle linee.
Fiat 500, perché il successo tedesco non risolve le difficoltà di Mirafiori
La quota raggiunta dalla 500 sul mercato tedesco è del 17,9 per cento. Un risultato significativo, soprattutto se confrontato con la crescita complessiva della categoria, ferma al 7,6 per cento. Il modello Fiat corre quindi molto più dei suoi concorrenti, sostenuto da un’offerta che permette di scegliere tra alimentazione elettrica e ibrida.
Secondo la casa torinese a favorire le vendite in Germania sono stati prezzi competitivi, disponibilità di due motorizzazioni e incentivi pubblici per le elettriche. Sono fattori che aiutano a spiegare il risultato, senza attribuirlo a una sola versione: i numeri diffusi riguardano infatti la famiglia 500 nel suo complesso.
In Italia lo scenario appare meno favorevole. La crescita delle motorizzazioni elettrificate non si traduce automaticamente in un numero di ordini sufficienti per la piccola vettura torinese. Dopotutto, questa categoria comprende una vasta gamma di tecnologie, dagli ibridi leggeri agli ibridi plug-in, applicate a veicoli di dimensioni e fasce di prezzo differenti.
Fiat 500 Hybrid deve confrontarsi con un mercato in cui anche chi cerca una piccola city car valuta aspetti come lo spazio interno, la dotazione e il prezzo d’acquisto, mettendoli a confronto con quelli di vetture compatte o piccoli SUV. Il suo motore Mild-Hybrid a tre cilindri da 1,0 litri e 65 CV è pensato principalmente per un utilizzo urbano.
Sebbene le prestazioni fuori città possano rappresentare un elemento di valutazione per alcuni acquirenti, non costituiscono la causa principale delle difficoltà commerciali del modello. Per lo stabilimento di Mirafiori, la sfida principale rimane di natura produttiva: un buon andamento in un singolo Paese non è, di per sé, sufficiente a generare un volume di ordini tale da mantenere le linee di produzione operative a pieno ritmo.
Il nuovo ricorso agli ammortizzatori sociali, che prenderà il via lunedì 19 ottobre, ha riportato questa problematica al centro delle preoccupazioni dei lavoratori. Nel percorso indicato per il modello, il primo passaggio atteso è l’aggiornamento del 2027, dedicato alle batterie e alla parte elettrica. L’obiettivo è ridurre i costi e rendere la 500 elettrica più accessibile, intervenendo su uno degli ostacoli alla diffusione delle vetture a batteria.
Guardando più avanti, nel 2030 è prevista a Mirafiori la produzione di una nuova generazione della 500. Nel frattempo, lo stabilimento dovrà affrontare questa fase di transizione, con un’attività operativa determinata dai volumi di ordini e dal perdurante ricorso agli ammortizzatori sociali.


