Il rilancio di Stellantis poggia su nuovi prodotti, prezzi più accessibili e una maggiore competitività degli stabilimenti europei. Antonio Filosa lo ha ribadito al Salone dell’Auto di Parigi, dove il gruppo espone circa sessanta veicoli e svela sei concept car che illustrano diverse direzioni strategiche. Tra le novità di spicco figurano l’Alfa Romeo Cuorerosso e una reinterpretazione in chiave elettrica della Citroën 2CV, mentre il piano “FaSTLAne 2030″ apre la strada a un importante slancio commerciale.
Stellantis: competitività europea e stabilimenti italiani al centro del rilancio
Secondo l’amministratore delegato, i costruttori europei possono unire le forze per contrastare la pressione dei marchi cinesi. Tale collaborazione deve puntare a due obiettivi: recuperare competitività e massimizzare il valore degli investimenti effettuati nel continente. Riguardo al primo punto, Filosa auspica una maggiore flessibilità nelle normative sulle emissioni, sia per le autovetture che per i veicoli commerciali. Sul secondo fronte, sostiene la necessità di un sostegno concreto ai prodotti “Made in Europe“.
Ciò riguarda le aziende che investono in design, ricerca e sviluppo, impianti produttivi e fornitori europei. Filosa ritiene che sia necessario attuare misure rapide per incidere sul mercato. Anche la limitazione delle importazioni di veicoli ibridi cinesi è vista come un possibile primo passo, sebbene debba accompagnarsi a normative chiare e pragmatiche e al lancio di prodotti competitivi.
Questa difesa dell’industria europea si affianca alle partnership internazionali di Stellantis. Filosa cita Leapmotor, sottolineando che la collaborazione comprende la produzione a Saragozza e le infrastrutture necessarie per la commercializzazione in tutta Europa. Il partner cinese apporta tecnologia per veicoli elettrici, competitività dei costi e capacità di sviluppo rapido, mentre Stellantis contribuisce con la propria competenza nel settore automobilistico e la rete di vendita. Filosa definisce queste competenze come complementari.
Anche Tata svolge un ruolo chiave; la collaborazione con il costruttore indiano mira a sviluppare un modello Jeep su misura per le esigenze del mercato asiatico e della classe media emergente della regione. Si tratta di un ulteriore tassello della strategia con cui Stellantis cerca opportunità di crescita attraverso partnership industriali, adattando i prodotti ai mercati in cui intende rafforzare la propria posizione.
Tuttavia, questo percorso deve anche conquistare la fiducia degli investitori. Filosa riconosce che la fiducia dei mercati finanziari va conquistata attraverso i risultati quotidiani, sottolineando tre priorità: offrire prodotti innovativi laddove esiste domanda, ridurre i costi dei veicoli e migliorare la qualità percepita. Il successo del piano dipenderà quindi dalla capacità di trasformare gli annunci in una gamma di prodotti competitiva e in performance commerciali convincenti.
Sul fronte italiano, l’amministratore delegato segnala un aumento della produzione del 30% rispetto all’anno precedente e un raddoppio dei volumi nello stabilimento di Mirafiori, trainati dal modello 500. Tuttavia, i costi dell’energia rimangono un ostacolo significativo; Filosa fa notare che il gruppo paga l’energia in Italia il doppio rispetto alla Spagna. Ciò ha sollecitato una richiesta di intervento governativo per potenziare la competitività degli stabilimenti, proprio mentre i dati produttivi mostrano segnali di ripresa.
Per lo stabilimento di Cassino, il nuovo piano per Maserati, atteso per dicembre, sarà un fattore decisivo. Filosa evidenzia inoltre l’investimento di un miliardo di euro destinato al polo dei veicoli commerciali e l’arrivo di un nuovo modello Alfa Romeo nello stabilimento di Melfi. Il modello specifico non viene indicato nell’intervista. L’impianto di Melfi, coinvolto nei programmi Jeep, DS e Lancia, deve ritrovare stabilità operativa dopo un lungo periodo di ridotta attività produttiva.
Uno dei progetti più attesi è la nuova Citroën 2CV elettrica. Filosa la descrive come un veicolo a tutti gli effetti, conforme a tutti gli standard di omologazione necessari, con un prezzo di partenza di circa 15.000 euro. L’obiettivo è rendere i veicoli elettrici più accessibili, anche grazie a future misure di sostegno europee che potrebbero contribuire a ridurre i costi per gli acquirenti.
Interpellato sulla produzione a Pomigliano, il dirigente chiarisce che il programma per l’auto elettrica potrebbe coinvolgere più fabbriche. La risposta lascia aperta la questione della distribuzione industriale del progetto, confermando al contempo l’importanza attribuita a un veicolo capace di rilanciare un nome storico e di attrarre un pubblico ampio ed eterogeneo.


