Stellantis ha un’altra grana da risolvere in Canada. A Brampton, in Ontario, il clima si è fatto pesante: da una parte c’è il gruppo, che vorrebbe vendere lo stabilimento al produttore canadese di veicoli blindati Roshel; dall’altra Unifor, che rappresenta oltre 9.000 lavoratori Stellantis nel Paese e non vuole vedere la fabbrica uscire dal settore auto. Secondo il Wall Street Journal, se non arriverà una svolta nelle prossime settimane potrebbe concretizzarsi anche l’ipotesi di uno sciopero.
Stellantis e Unifor ai ferri corti sul futuro di Brampton
Brampton è fermo dalla fine del 2023 e da allora la situazione dei lavoratori è rimasta sospesa. In origine Stellantis aveva previsto di rinnovare lo stabilimento e di assegnargli la produzione di una nuova Jeep Compass. Quel piano, però, è stato successivamente rivisto e la futura produzione del modello è stata spostata negli Stati Uniti.
Per circa 2.200 dipendenti questo ha significato restare in layoff a tempo indeterminato, senza una data certa per il rientro in fabbrica. Ed è proprio questa incertezza ad alimentare gran parte delle tensioni di queste settimane.
Il confronto si è fatto ancora più acceso dopo la firma di un memorandum d’intesa tra Stellantis e Roshel per una possibile cessione dello stabilimento. Unifor non considera questa soluzione sufficiente e teme che un impianto dedicato ai veicoli blindati non possa offrire gli stessi livelli occupazionali di una grande fabbrica automobilistica.
Per il sindacato, quindi, Brampton dovrebbe restare legata al settore auto e Stellantis dovrebbe trovare un nuovo modello da produrre nello stabilimento. Una richiesta che al momento si scontra con la posizione del gruppo.
Il contratto collettivo è scaduto il 20 settembre, ma questo non significa che i lavoratori possano incrociare le braccia immediatamente. Prima di arrivare a un eventuale sciopero servono ancora diversi passaggi, compresa la procedura di conciliazione e un voto dei dipendenti. Il fatto che questa possibilità venga già apertamente discussa, però, dà la misura di quanto il rapporto tra le parti si sia deteriorato.
Stellantis continua a spiegare che, rispetto ai piani iniziali, sono cambiate sia le condizioni di mercato sia quelle economiche. Secondo il gruppo, oggi non ci sarebbero le condizioni per riportare a Brampton una produzione automobilistica sostenibile dal punto di vista industriale.
Anche il governo canadese sta seguendo la questione molto da vicino. La ministra dell’Industria Mélanie Joly ha chiesto a Stellantis di rispettare gli impegni assunti in passato e ha avvertito che Ottawa potrebbe arrivare a chiedere indietro parte dei finanziamenti pubblici concessi al gruppo nel caso in cui la produzione non dovesse ripartire.
La vendita a Roshel, in ogni caso, non è ancora stata finalizzata. Ed è proprio su questo punto che si sta giocando adesso uno dei confronti più delicati tra Stellantis, sindacato e governo canadese.


