Giornata a due facce per Stellantis. Da una parte c’è Mirafiori che torna lentamente a riaccendere i motori dopo la pausa estiva, dall’altra Piazza Affari che manda un segnale decisamente meno incoraggiante. Nella mattinata di lunedì 24 agosto il titolo del gruppo guidato da Antonio Filosa è infatti scivolato in fondo al Ftse Mib, con un calo superiore al 3% e quotazioni tornate intorno ai 4,5 euro.
A pesare non è tanto ciò che sta succedendo in Italia, quanto le nuove tensioni commerciali in Nord America. Nel fine settimana si sono infatti interrotti i negoziati tra Stati Uniti e Canada sui dazi e per Stellantis il problema è tutt’altro che secondario.
Stellantis paga lo stop ai negoziati tra Stati Uniti e Canada
La speranza era quella di arrivare ad una riduzione delle tariffe sulle automobili prodotte in Canada, portandole dall’attuale 25% al 15%. Un compromesso che avrebbe alleggerito non poco i costi per i costruttori presenti su entrambi i lati del confine. L’accordo, però, non è arrivato.
Da sabato 22 agosto gli Stati Uniti hanno inoltre fatto scattare dazi del 50% su circa 20 miliardi di dollari di merci canadesi. Ottawa ha già annunciato una risposta “dollaro per dollaro” a partire dall’8 settembre. Sulle auto, intanto, resta in piedi il dazio del 25%.
Per Stellantis è un problema serio perché la produzione nordamericana è costruita da anni attorno ad una filiera che coinvolge Stati Uniti, Canada e Messico. Componenti e vetture attraversano spesso più volte i confini prima di arrivare al prodotto finito e ogni nuovo ostacolo doganale rischia di trasformarsi rapidamente in un aumento dei costi.
Uno dei dossier più delicati riguarda Brampton, in Ontario. Nello stabilimento circa 2.200 lavoratori si trovano attualmente in cassa integrazione e il futuro del sito continua ad essere incerto. La fabbrica era stata indicata in passato per ospitare la nuova Jeep Compass, ma la produzione è stata successivamente spostata in Illinois anche alla luce del nuovo scenario commerciale.
Tra le ipotesi circolate c’era stata anche quella di utilizzare Brampton per assemblare modelli elettrici insieme a Leapmotor, ma al momento questa possibilità sembra essersi raffreddata. Il sindacato canadese Unifor teme che, senza un nuovo progetto industriale, possa prendere corpo persino l’ipotesi di una vendita o di una chiusura dello stabilimento.
A complicare ulteriormente il quadro c’è poi la futura revisione dell’USMCA, l’accordo commerciale tra Stati Uniti, Messico e Canada. Eventuali modifiche alle regole di origine richieste da Washington potrebbero arrivare a generare circa 2 miliardi di dollari di costi aggiuntivi all’anno per ciascuna delle grandi case automobilistiche americane.
Intanto, a migliaia di chilometri di distanza, Mirafiori prova a ripartire. La produzione è tornata dopo la lunga pausa estiva, anche se la giornata è iniziata con uno stop tecnico di circa due ore prima del ritorno alla normalità. Stellantis punta a raggiungere circa 400 Fiat 500 Hybrid al giorno sui due turni e ha già programmato attività straordinaria al sabato tra settembre e ottobre per recuperare parte dei ritardi accumulati.


