L’Italia ha avuto un ruolo da protagonista in Brasile oggi, martedì 21 luglio, in una giornata carica di significato per Fiat e per tutto il gruppo Stellantis. Nello stabilimento di Betim, nel cuore del Minas Gerais, sono stati celebrati i 50 anni della presenza del marchio nel Paese sudamericano. A prendere parte alla cerimonia sono stati anche John Elkann, presidente di Stellantis, e Antonio Filosa, amministratore delegato del gruppo.
Fiat celebra 50 anni in Brasile a Betim con Elkann e Filosa: storia, investimenti e futuro del polo Stellantis
A Betim si è celebrata una storia industriale che nel tempo è diventata anche una storia di persone, famiglie e territorio. Fiat è arrivata in Brasile mezzo secolo fa con l’ambizione di costruire automobili, ma nel frattempo ha finito per costruire qualcosa di molto più grande: un rapporto profondo con il Paese.
Oggi il Brasile è il mercato più importante al mondo per Fiat. Un dato che da solo basta a spiegare quanto il marchio italiano sia riuscito a entrare nella vita quotidiana dei brasiliani, diventando una presenza familiare sulle strade, nelle città e nelle case.

John Elkann, nel suo discorso, ha scelto di raccontare tutto questo partendo da una storia semplice. Non da un bilancio, da una percentuale o da un numero di produzione, ma da un ragazzo. Quel ragazzo si chiamava Agnaldo Francisco de Oliveira. Nel 1974 aveva appena quindici anni quando venne assunto da quella che, all’epoca, era ancora poco più di un’idea.
Lo stabilimento non esisteva e il progetto Fiat in Brasile doveva ancora prendere forma. Agnaldo si occupava di portare avanti le pratiche necessarie negli uffici pubblici. Documenti, autorizzazioni, passaggi burocratici. Un lavoro lontano dai riflettori, ma indispensabile per fare in modo che il progetto diventasse realtà.

Due anni più tardi, il 9 luglio 1976, Agnaldo era presente quando lo stabilimento di Betim aprì finalmente i suoi cancelli. Quella data gli rimase dentro al punto da sceglierla, sette anni dopo, anche come giorno del proprio matrimonio. «I due grandi amori della sua vita condividono la stessa data», ha raccontato Elkann.
Agnaldo lavora ancora oggi in Fiat. È coordinatore della Contabilità ed è il dipendente con la maggiore anzianità di servizio ancora in attività in Brasile. Cinquant’anni dopo, la sua storia continua a camminare insieme a quella della fabbrica. «Ogni numero, ogni traguardo, ogni sogno è iniziato grazie a persone come te», ha aggiunto Elkann rivolgendosi a lui.
È stato uno dei passaggi più intensi della cerimonia, perché ha ricordato a tutti che dietro i milioni di automobili prodotte a Betim ci sono sempre stati volti, mani e vite. Ci sono persone che hanno iniziato a lavorare quando lo stabilimento era ancora giovane e che lo hanno visto crescere giorno dopo giorno.
Per John Elkann il Brasile ha anche un significato personale. Il presidente di Stellantis ha vissuto nel Paese quando era bambino, dai sette ai dodici anni. Sono stati anni che, come ha raccontato, hanno lasciato un segno profondo nel suo modo di vedere il mondo.

Ha ricordato il calcio, la Formula 1, Nelson Piquet, Ayrton Senna e l’atmosfera di un Paese capace di affrontare anche i momenti più difficili senza perdere il sorriso.
«Quando sono qui a Betim non mi sento un visitatore. In un certo senso, torno a casa», ha detto Elkann. A rendere ancora più forte questo legame c’è la storia della sua famiglia. Fu Gianni Agnelli, suo nonno, a credere nel progetto Fiat in Brasile e a vedere nel Minas Gerais un territorio capace di ospitare un grande polo industriale.
All’epoca non era una scelta scontata. Gran parte dell’industria automobilistica brasiliana era concentrata nello Stato di San Paolo, mentre il Minas Gerais era conosciuto soprattutto per l’agricoltura, le miniere e l’acciaio. Fiat decise di scommettere proprio lì. C’è poi una coincidenza che Elkann ha voluto ricordare con un sorriso: lui e lo stabilimento di Betim sono nati entrambi nel 1976.
«Abbiamo compiuto cinquant’anni insieme. Devo dire che Betim sta invecchiando molto bene. Io cerco di starle dietro», ha scherzato davanti ai presenti. Nel corso di questi cinque decenni, Betim è diventato uno dei centri industriali più importanti dell’intero Sud America. Dalle sue linee sono usciti oltre 18 milioni di veicoli. Più di quattro milioni sono stati esportati in circa quaranta Paesi.

Numeri enormi, che raccontano la dimensione raggiunta dal complesso. Nello stesso periodo sono stati prodotti anche oltre 19 milioni di motori e 17 milioni di trasmissioni. Sono quaranta i modelli nati a Betim nel corso degli anni. Il primo fu la Fiat 147, l’auto con cui iniziò ufficialmente la produzione nel 1976. Poi arrivarono vetture che hanno segnato intere epoche, come Uno, Palio e Tempra.
La Uno, in particolare, riuscì a cambiare il mercato brasiliano, diventando per milioni di persone una delle prime automobili realmente accessibili. Più di recente, a raccogliere questa eredità è stata la Fiat Strada, da cinque anni consecutivi il veicolo più venduto del Brasile.
Oggi il polo Stellantis di Betim si estende su una superficie complessiva di 2,2 milioni di metri quadrati. Oltre 900 mila metri quadrati sono coperti, mentre la capacità produttiva può arrivare fino a 650 mila veicoli all’anno. All’interno dello stabilimento lavorano più di 19 mila persone. Si tratta di oltre la metà dell’intera forza lavoro di Stellantis in Sud America.

Le linee producono Fiat Argo, Mobi, Pulse, Fastback, Fiorino e Strada. A questi si aggiungono Peugeot Partner Rapid e Ram 700. Modelli diversi, destinati a clienti e mercati differenti, ma tutti legati allo stesso grande centro industriale.
Intorno alla fabbrica si muove inoltre una rete composta da più di 400 fornitori diretti. Questo significa occupazione, investimenti e lavoro per migliaia di persone anche al di fuori dei cancelli dello stabilimento. «Quando cresce Betim, cresce un’intera regione», ha sottolineato Elkann.
Quando Fiat arrivò, la città contava circa 40 mila abitanti. Oggi ne conta quasi dieci volte tanti. La crescita dello stabilimento e quella del territorio si sono accompagnate per mezzo secolo, influenzandosi a vicenda.
La fabbrica ha portato occupazione, formazione e competenze. Allo stesso tempo, il Brasile ha insegnato a Fiat a progettare prodotti diversi, a trovare soluzioni nuove e ad adattarsi a un mercato complesso e in continua trasformazione.

Betim oggi non è soltanto un luogo dove si assemblano automobili. È diventato un centro di ricerca, sviluppo e innovazione. Di recente è stato accreditato anche per ospitare il Centro di Competenza in Cybersicurezza di Stellantis, un riconoscimento che conferma il ruolo sempre più tecnologico del polo.
Il futuro sarà sostenuto da nuovi investimenti. Stellantis ha già speso 7 miliardi di reais per modernizzare lo stabilimento nell’ultimo decennio. Altri 8,5 miliardi sono stati destinati all’aumento della capacità produttiva, ai nuovi motori e allo sviluppo di nuovi modelli.
Ma il programma più importante deve ancora entrare pienamente nel vivo. Entro il 2030, Betim riceverà altri 14 miliardi di reais. Sarà la fetta principale dei 32 miliardi che Stellantis investirà complessivamente in Sud America. «Come potete vedere, siamo qui per restare», ha affermato Elkann.
Il gruppo ha inoltre creato più di 1.200 nuovi posti di lavoro in vista della produzione di un nuovo modello Fiat. Non è stato ancora svelato nei dettagli, ma rappresenterà uno dei tasselli centrali della prossima fase industriale del sito.
Anche Antonio Filosa ha scelto di parlare del Brasile partendo dalla propria esperienza personale. Il CEO di Stellantis arrivò nel Paese nel 2005, pensando di affrontare una nuova tappa della propria carriera.
Quella tappa durò quasi diciotto anni e finì per cambiare la sua vita. «Non avrei mai immaginato quanto questo Paese avrebbe cambiato la mia vita», ha raccontato Filosa. In Brasile è cresciuto come manager, ha conosciuto persone e squadre che hanno contribuito alla sua formazione e ha imparato a confrontarsi con un mercato dove creatività e capacità di adattamento sono fondamentali.
«È qui che sono cresciuto come professionista e dove ho imparato alcune delle lezioni più importanti della mia carriera», ha spiegato. Ma il legame di Filosa con il Brasile non riguarda soltanto il lavoro. È qui che ha conosciuto sua moglie, ha costruito la propria famiglia e ha visto nascere i suoi figli, da lui definiti con affetto «brasiliani e anche un po’ italiani».
«Ho imparato che guidare significa, prima di tutto, rispettare le persone e credere in loro», ha detto il CEO di Stellantis. Filosa ha ricordato il coraggio mostrato da Fiat cinquant’anni fa. Scegliere il Minas Gerais significava uscire dai percorsi più prevedibili e puntare su un territorio che aveva ancora molto da costruire dal punto di vista industriale.

«Fiat ebbe il coraggio di rompere gli schemi», ha dichiarato. «Ha investito, innovato, prodotto e si è sviluppata insieme alle donne e agli uomini del Minas Gerais». In questi cinquant’anni il rapporto tra Fiat e Brasile è diventato così stretto da rendere difficile separare le due storie. Il marchio italiano ha contribuito alla crescita dell’industria locale, ma il Brasile ha a sua volta cambiato Fiat, trasformandola in un’azienda ancora più globale.
«La Fiat è cresciuta insieme al Brasile ed è stata presente nella vita di milioni di famiglie», ha sottolineato Filosa. Il CEO ha poi guardato al futuro, richiamando il nuovo piano strategico FaSTLAne 2030, presentato nel mese di maggio. La strategia punta a dare maggiore peso alle regioni, avvicinando le decisioni ai clienti e rendendo Stellantis più rapida nel rispondere alle esigenze dei singoli mercati.
In questo disegno il Sud America avrà un ruolo centrale, con il Brasile chiamato ancora una volta a fare da traino. «Quando penso al futuro di Stellantis, ne vedo una parte importante costruirsi proprio qui», ha affermato Filosa. Per descrivere il legame tra il marchio e il Paese ha scelto un’espressione semplice: Fiat è ormai «un marchio mezzo italiano e mezzo brasiliano».
A Betim sono stati celebrati cinquant’anni di automobili, investimenti e innovazione, ma soprattutto cinquant’anni di persone. Da Agnaldo, entrato in azienda a quindici anni quando la fabbrica non esisteva ancora, fino ai 1.200 lavoratori appena assunti per il prossimo modello. Tra loro potrebbe esserci qualcuno destinato a trascorrere tutta la propria carriera in Fiat e a raccontare, un giorno, come sono cominciati i prossimi cinquant’anni di Betim.
