Per il sesto anno consecutivo, Stellantis torna a Fenearte, la più grande fiera dell’artigianato dell’America Latina, portando a Olinda un racconto fatto di creatività, innovazione e responsabilità sociale. La 26ª edizione, ospitata fino al 19 luglio presso il Centro Congressi Pernambuco, diventa così una vetrina del legame costruito dall’azienda con il territorio brasiliano e le sue comunità.
A Fenearte Stellantis celebra i 50 anni di Fiat in Brasile con storia, innovazione e riciclo creativo, trasformando scarti tessili in design
La partecipazione assume un valore ancora più simbolico perché coincide con le celebrazioni per i 50 anni di Fiat in Brasile. All’interno dello stand Stellantis, una cronologia ripercorre mezzo secolo di storia, mostrando i modelli, le innovazioni e i passaggi che hanno contribuito a trasformare la mobilità del Paese. L’allestimento accompagna i visitatori tra memoria industriale e prospettive future, restituendo l’immagine di un marchio profondamente entrato nella vita quotidiana dei brasiliani.
«Partecipare a Fenearte significa entrare in contatto diretto con la ricchezza culturale e la creatività che animano il Brasile», ha spiegato João Veloso, vicepresidente della Comunicazione Aziendale di Stellantis per il Sud America, sottolineando il ruolo dell’evento nel rafforzare i legami regionali e sostenere progetti capaci di generare un impatto positivo.
Tra i protagonisti dello spazio espositivo c’è il Fiat Toro MHEV, primo pickup mild hybrid a 48 volt prodotto in Brasile. Il modello, recentemente arrivato sul mercato, nasce nello stabilimento Stellantis di Goiana. Una presenza che mette in evidenza il peso strategico del polo industriale di Pernambuco nei programmi di innovazione ed elettrificazione del gruppo.

Accanto alla tecnologia automobilistica trova spazio l’economia circolare. La collaborazione avviata nel 2020 con la startup Roda Design Circular ha permesso di trasformare gli scarti tessili dello stabilimento di Goiana in borse, zaini, cappellini, tappeti, poltrone e lampade. Oltre 150 tonnellate di materiali, destinate alla discarica o all’incenerimento, sono diventate circa 40.000 nuovi prodotti.
Secondo i dati diffusi dall’azienda, il recupero ha evitato l’emissione di circa 375 tonnellate di CO₂, quantità paragonabile a quella assorbita in un anno da 17.000 alberi. Il progetto ha coinvolto anche più di 200 donne, formate nelle tecniche di upcycling per creare nuove opportunità di reddito e autonomia. A Fenearte, le loro realizzazioni mostrano concretamente come un residuo industriale possa diventare design, lavoro e identità locale.
