in

Cassino e Termoli al bivio: Stellantis deve decidere il futuro di migliaia di lavoratori

Cassino e Termoli restano al centro delle incertezze sul futuro industriale di Stellantis in Italia. Al tavolo al Mimit, Regioni e sindacati chiedono piani chiari, modelli assegnati, volumi e investimenti. Cassino soffre l’assenza di una prospettiva produttiva, mentre Termoli teme forti tagli occupazionali senza nuove produzioni strategiche.

Stellantis Cassino

Il futuro industriale di Stellantis in Italia continua a passare da due stabilimenti che oggi vivono una fase particolarmente delicata: Cassino e Termoli. Entrambi sono tornati al centro del Tavolo permanente sull’automotive convocato al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, alla presenza del ministro Adolfo Urso, delle Regioni, dei sindacati e dei vertici del gruppo.

Advertisement

Cassino e Termoli attendono il piano Stellantis

A Cassino, nello stabilimento di Piedimonte San Germano, la preoccupazione principale riguarda l’assenza di un piano industriale definito. La produzione è scesa ai minimi storici, il ricorso agli ammortizzatori sociali è diventato sempre più frequente e anche l’indotto del Frusinate sta pagando il prezzo dell’incertezza.

La vicepresidente della Regione Lazio, Roberta Angelilli, ha chiesto a Stellantis di anticipare tempi e contenuti del piano, indicando con chiarezza quali modelli saranno assegnati allo stabilimento e con quali volumi. Cassino, ha ricordato, è ancora l’unico sito italiano del gruppo senza una prospettiva produttiva pienamente definita.

Advertisement

Durante il confronto, Emanuele Cappellano, responsabile di Stellantis Europa, ha escluso l’ipotesi di una chiusura. Una rassicurazione importante, ma non sufficiente. Per i lavoratori e per le imprese della filiera servono programmi, investimenti e date precise.

La Regione Lazio ha inoltre rilanciato la proposta di una Zona Economica Speciale di filiera, sostenendo che il territorio si trovi in una posizione di svantaggio rispetto alle regioni vicine già coperte da strumenti agevolativi. Sullo sfondo resta anche il confronto con Bruxelles sulle regole europee per la transizione energetica e sulla competitività dell’industria automobilistica.

Non meno tesa è la situazione di Termoli. Il consigliere delegato della Regione Molise, Andrea Di Lucente, ha chiesto produzioni strategiche e un impegno immediato per il futuro dello stabilimento.

Advertisement

L’annuncio relativo ai cambi ibridi, secondo la Regione, garantirebbe occupazione soltanto a circa 300 lavoratori. Anche l’eventuale produzione dei nuovi motori GSE porterebbe il totale a circa 600 addetti, lasciando senza una prospettiva quasi 900 persone.

Per il Molise, non si tratta soltanto di una vertenza aziendale. Termoli ha rappresentato per decenni uno dei poli più importanti della meccanica italiana, con competenze riconosciute su qualità, affidabilità e produttività. Il progressivo ridimensionamento del sito e l’aumento della cassa integrazione hanno però indebolito un intero territorio. Cassino e Termoli aspettano ora che le rassicurazioni di Stellantis si trasformino in modelli, volumi e investimenti capaci di riportare stabilità nelle fabbriche.

Advertisement