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Stellantis, Cappellano avverte Bruxelles: “Made in EU sì, ma regole chiare”

Stellantis vede nel “Made in EU” un possibile rilancio per l’auto europea, ma solo se non diventa nuova burocrazia. Cappellano propone criteri chiari per premiare la produzione nell’Unione, più flessibilità su batterie e city car elettriche, e regole stabili per dieci anni. Sullo sfondo, un mercato in calo e la sfida dei produttori cinesi.

Emanuele Cappellano

Il “Made in EU” può diventare uno strumento decisivo per rilanciare l’industria automobilistica europea. Ma solo a una condizione: non trasformarsi nell’ennesimo livello di burocrazia. È questa la linea indicata da Cappellano, responsabile delle attività europee di Stellantis, intervenuto al Tavolo Automotive convocato dal ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso.

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Stellantis chiede regole UE chiare sul Made in Europe: più competitività, meno burocrazia e sostegno a auto piccole, batterie e filiera

Secondo il manager, premiare le produzioni europee può aiutare il settore a recuperare competitività, sostenere la filiera e difendere investimenti e occupazione. Il rischio, però, è che criteri troppo rigidi o poco chiari finiscano per ottenere l’effetto opposto, creando nuovi ostacoli per aziende già alle prese con costi elevati e un mercato in forte trasformazione.

La proposta condivisa da Stellantis con Volkswagen e Renault parte da una soglia precisa. Per beneficiare del trattamento preferenziale, un costruttore dovrebbe produrre nell’Unione almeno il 70% delle vetture vendute in Europa, con una quota equivalente di contenuto locale. Il perimetro, inoltre, dovrebbe restare limitato ai 27 Stati membri.

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Per Cappellano, non basta guardare al luogo dell’assemblaggio finale. Il valore europeo comprende anche design, ricerca, sviluppo, ingegneria e componentistica. Sulle batterie, invece, serve realismo: l’obbligo di produzione locale potrebbe diventare sostenibile dal 2030, quando la filiera europea avrà avuto più tempo per crescere.

Il manager ha ribadito anche le critiche alle attuali regole comunitarie. A suo giudizio, molti obiettivi non tengono abbastanza conto della situazione reale del mercato. Le difficoltà riguardano soprattutto le auto piccole e i veicoli commerciali leggeri, che non possono essere trattati come le vetture di fascia superiore.

Per le city car elettriche, Stellantis chiede super-crediti sulle emissioni di CO2 e regole capaci di renderle davvero convenienti. Cappellano propone inoltre di congelare il quadro normativo per almeno dieci anni, così da consentire alle aziende di pianificare investimenti e produzioni senza continui cambiamenti.

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I numeri descrivono un settore sotto pressione. Il mercato europeo ha perso circa tre milioni di vetture rispetto al 2019, mentre i marchi cinesi hanno già superato il 10% di quota. Secondo Stellantis, la contrazione effettiva per i produttori europei arriva a 4,5-5 milioni di unità.

Il gruppo punta a reagire con 50 novità nei prossimi cinque anni: 25 nuovi modelli e altrettanti aggiornamenti. In Italia, Cappellano rivendica risultati positivi, con immatricolazioni in crescita, produzione aumentata del 14%, minore ricorso agli ammortizzatori sociali e un rapporto più stretto con la filiera.

Il Dpcm Automotive, secondo il manager, va nella direzione corretta. Incentivi alle famiglie e sostegno agli investimenti possono aiutare il mercato, soprattutto se favoriscono l’acquisto di auto piccole prodotte in Europa.

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